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Abbiamo deciso di pubblicare in HTML un documento del 2007, presentato ad una manifestazione di “Brianza per il cuore”, perché molte delle tendenze ivi enunciate vengono confermate da notizie di oggi.

In particolare segnaliamo alcune risposte del mercato a problemi da noi sollevati 3 anni fa:

“Tesco scommette sui prodotti locali… l’obiettivo è realizzare vendite per un valore di 1 miliardo di sterline entro il 2011… Tesco punta a valorizzare i prodotti locali, in particolare quelli scozzesi…”

Fonte: AgraNews - marzo 2010

“… svolta salutare di Pepsi: tagliati grassi e zuccheri …

In realtà all’idea di migliorare la qualità alimentare dei prodotti per far crescere le vendite, Pepsi non è arrivata per prima. Complici le pressioni dell’amministrazione Obama, che per opera della first lady Michelle ha fatto della lotta all’obesità infantile una delle sue priorità, la svolta salutista ha contagiato buona parte dell’industri alimentare a stelle e strisce. La scorsa settimana Kraft Foods ha annunciato un taglio del contenuto del sale nei propri prodotti pari al 10% nei prossimi anni, mentre Con Agra Foods e Campbell Soup hanno deciso riduzioni nella quantità di sodio…” .

Fonte: Il Sole 24 ore, 23 marzo 2010

“…gli ipermercati danno impulso alle vendite del bio…

Secondo i dati di Ismea, il consumo di biologico confezionato è salito in valore del 6,9%... L’analisi … segnala il grande impulso alle vendite dato dagli ipermercati, che hanno registrato un incremento di oltre il 14% …

Fonte: GDO WEEK - 15 marzo 2010


In conclusione il marchio Pepsi (senza contare Gatorade, Lay’s e Tropicana, sempre di proprietà del gigante americano) è il secondo al mondo per fatturato nell’agroalimentare dopo Coca- Cola (fonte: AgraNews, i 25 top brand del retail mondiale, marzo 2010. Da segnalare che Coca- Cola supera i 50 miliardi di $ di fatturato!).

La svolta salutistica di Pepsi rappresenta quindi un segnale molto importante per tutto il mercato del largo consumo, americano e non.

Giuseppe Caprotti

“A scuola di cibo”

6 settembre e 1° ottobre 2007
Giuseppe Caprotti

Le tendenze degli ultimi anni
I Problemi:
- Riduzione dei consumi alimentari sul totale dei consumi
- Crisi alimentari, problemi ambientali e danni alla salute

Le risposte:
- Localismo
- Tracciabilità e tutela della salute del consumatore
- Tutela dell’ambiente


Riduzione del peso dei consumi alimentari sul totale consumi
Crescita 1990 /2003:

- Alimentari: +2,5%
Altro, alcuni esempi:
- Trasporti e comunicazioni +6%
- Servizi ass.vi e finanz.ri +10,1%

NOTE
Per dare un parametro di riferimento, nel 2006, la spesa digitale degli italiani (telefonia, internet, Tv, ecc.) valeva 38,5 miliardi di Euro.
Fonte: Il Sole 24 Ore , 11 giugno 2007

All’interno del settore alimentare ci sono poi stati dei grossi cambiamenti nei consumi (es.: crescita del pesce, diminuzione di oli, grassi e della carne, etc.).

Problemi di salute
L’Italia è il paese con la più alta percentuale di bambini sovrappeso in Europa. Nella fascia che va dai 7 agli 11 anni sono il 36% (16% in Germania, 19% in Francia, 27% in Inghilterra)

Fonte: Obesity Task Force 2004

NOTE
Corriere della Sera , 15/8/2007: “Sovrappeso un milanese su 3”, allarme del direttore dell’Istituto di esercizio fisico, salute e attività sportiva dell’Università Statale di Milano.

Altro fenomeno: la crescita delle intolleranze alimentari (ne soffre il 10% degli italiani). La quota è in crescita a causa di:
- additivi
- nuovi cibi (es. frutta esotica) assenti dalla nostra tavola in passato.
Fonte: Giampiero Petrarca, direttore di Allergologia al Policlinico Gemelli di Roma, citato da Io Donna, giugno 2007

Salute e ambiente
“Le neoplasie causate dall’ambiente sono il 50%. Sotto accusa 400 sostanze chimiche”
“Bambini a rischio: Variazione dei tassi di incidenza per alcuni tumori pediatrici tra il periodo 1977-1981 e il periodo 1997-2001 (bambini da 0 a 14 anni)”

Fonte: L’Espresso 31 maggio 2007
I grandi “spender” del mercato pubblicitario nel 2006


N.B. Il 53% degli investimenti pubblicitari passa attraverso la TV
Fonte: UPA/Nmr Adex

NOTE
Il 36% degli spot italiani in onda in fascia protetta reclamizza prodotti ad alto contenuto di zuccheri e grassi.
Un bimbo che guardi la TV tre ore al giorno è bersaglio di uno spot alimentare ogni 5 minuti, per circa 33.000 ore all’anno.
Fonte: indagine “Alimenta il tuo benessere” in 11 paesi UE citata da La Repubblica, 5 giugno 2007

“In Italia i piccoli sono bombardati da una raffica di spot doppia rispetto alla media europea”.
Roberto La Pira, Nova, Il Sole 24 Ore, 26 luglio 2007

Le risposte, panoramica del settore

La distribuzione di qualità, nel mondo, negli ultimi anni, si è impegnata a seguire 3 filoni importanti:
1. Localismo (es. Esselunga, Coop Svizzera, Sainsbury’s vedi allegati)

NOTE
“La provenienza italiana o europea di un alimento garantisce un uso controllato di sostanze potenzialmente nocive – come pesticidi e farmaci – maggiore rispetto a prodotti di provenienza extracomunitaria”.
Alberto Mantovani tossicologo del Dipartimento per la Sanità Alimentare e Animale dell’Istituto Superiore di Sanità.
Io Donna, giugno 2007

Panoramica del settore


Esselunga, Bilancio sociale 2003

NOTE
Favorire i prodotti italiani ha un sicuramente un impatto importante sulla nostra economia ma ha anche un effetto rassicurante per i consumatori , il 46% dei quali è molto o abbastanza attento alla provenienza di quello che mangia (fonte Nielsen 2006) ma vive in un mondo dove le crisi alimentari e /o mediatiche sono all’ordine del giorno.

A tal proposito basta leggere qualche recente titolo di giornale:

- “Rischio alimenti contraffatti”, Il Sole 24 Ore, 10 luglio 2007
- “Truffe a tavola da 52 milioni”, Il Sole 24 Ore, 18 luglio 2007
- “L’Italia chiede garanzie sul cibo: più controlli o blocco dei prodotti”, Il Sole 24 ore 18 agosto 2007, il titolo fa riferimento ad una segnalazione della Coldiretti sulla mancanza di obbligo di indicazione della provenienza geografica sulle etichette degli alimenti non freschi o conservati (es.: concentrato di pomodoro e aglio importati dalla Cina).

Panoramica del settore


Le uova bio della Coop Svizzera sono prodotte in loco

NOTE
I due leader della distribuzione svizzera, Coop e Migros, fanno a gara nella promozione di prodotti elvetici o cantonali.
La difesa dell’agricoltura e dell’industria locale ha un significato che va al di là dell’economia e che tocca la politica di salvaguardia del territorio: seguendo questo filone Coop ha recentemente lanciato I prodotti “Coop Pro Montagna”
.

Panoramica del settore


Sainsbury’s promuove la FeV inglese

NOTE
Sainsbury’s ha seguito l’esempio del leader di mercato Tesco.

Le risposte, panoramica del settore
2. Tracciabilità e tutela della salute del consumatore (es.: Carrefour, Waitrose, etc. vedi slide successive)
Panoramica del settore


Carrefour (Francia)
Localismo e tracciabilità

NOTE
Carrefour è la seconda azienda di distribuzione alimentare al mondo.
Nel nostro paese, qualche anno fa, ha lanciato I prodotti con il marchio “Terre d’Italia”.

Panoramica del settore

I prodotti dietetici di Waitrose (Inghilterra)
Panoramica del settore

I prodotti della Coop Svizzera in collaborazione con Weight Watchers
Panoramica del settore

Marks and Spencer (Inghilterra) tutela la salute del consumatore
Panoramica del settore


Tesco (Inghilterra) tutela la salute e promuove il Bio

NOTE
Tesco è la terza azienda di distribuzione alimentare al mondo.

Le risposte, panoramica del settore

3. Tutela dell’ambiente, con una politica di risparmio energetico, con i prodotti biologici e naturali, etc. (es. Esselunga, Coop Italia, Migros, Delhaize, Colruyt, Marks and Spencer, Tesco, Wal-Mart , Coop Svizzera, Whole Foods).

NOTE
Nell’ Industria di marca c’è da segnalare l’acquisizione di The Body Shop da parte di L’Oreal, nel 2006.

Panoramica del settore

Tutela ambientale, il progetto di Tesco (Agosto 2006)
Panoramica del settore


La svolta ambientalista di Wal-Mart (Agosto 2006)

NOTE
Wal- Mart è la più grande azienda del mondo con 1.900.000 dipendenti e 2.540 miliardi di € di fatturato (tasso di conversione a luglio 2007, dati bilancio 2006).
Il segnale nei confronti del mercato è stato molto forte: tra gli scaffali dell’azienda transitano 120 mio. di clienti alla settimana (fonte: Il Sole 24 ore, 15/8/2007).

Panoramica del settore


Il Naturaplan della Coop Svizzera ha più di 11 anni

NOTE
Il Naturaplan coinvolge tutti I settori alimentari e non - dei supermercati Coop, con oltre 1500 prodotti in assortimento.
Un’azienda della GD può sviluppare più del 10% del proprio fatturato con prodotti ecologici.

Panoramica del settore

LAWSON, catena giapponese che ha fatturato 9,5 miliardi di € nel 2005, ha lanciato la sua catena di prodotti naturali.
Panoramica del settore
In sintesi, negli ultimi anni, la distribuzione ha sottratto il ruolo di leader valoriale ai produttori.
A questo proposito basti pensare che il biologico cresceva nel 2006 del 20% negli USA anche grazie al fatto che Wal-Mart stava diventando il più grande compratore al mondo di quei prodotti o al fatto, abbastanza inusuale, che un discounter come Aldi (Germania) abbia inserito i prodotti bio sui propri scaffali.
Panoramica del settore
Purtroppo, mentre all’estero la GD continua il suo “percorso ecologico” in Italia dal 2004 la distribuzione ha puntato tutto sulla convenienza e quest’evoluzione si è fermata.
Sono state perse grosse opportunità: nel 2006 il biologico “ha messo a segno le migliori performance nell’ambito dell’agroalimentare italiano (+8,86%)”.

Nel 2007 il biologico cresce del 10%.

Fonti: Agra news marzo 2007, Nielsen

NOTE
Andamento del settore nella GD a marzo 2006 ,anno mobile, pari al –3,5% ( a valore, fonte: IRI).

I consumi interni dovrebbero attestarsi alla fine di questo anno a 1,15 miliardi (stima prudenziale dell’autore su dati Sana).
Da notare che altre fonti, es.: Bio bank, attribuiscono un fatturato al settore superiore ai 1,4 mdi. di € (dato 2006).

Per dare un raffronto le vendite di acqua minerale ammontano a 1,28 miliardi (fonte IRI, a.t. marzo 2007).

Potenziale : i consumi pro capite degli italiani in prodotti biologici sono la metà degli statunitensi ed un quarto di quelli svizzeri.

Le risposte, cosa succede adesso in Italia ?

La grande distribuzione continua a seguire una politica di prezzi bassi. Questo fattore è fondamentale ma il consumatore si aspetta anche delle soluzioni ai problemi annunciati all’inizio.

NOTE
Problemi : crisi alimentari, degrado ambientale e danni alla salute.

Cosa succede adesso in Italia?


Barilla capisce i problemi e anche che sul mercato ci sono delle opportunità.

NOTE
L’80% degli italiani è convinto che gran parte delle malattie abbia origine da un’alimentazione sbagliata.
Il 67% si sente sovrappeso.
Fonte Food Trade Lab a cura del prof. Daniele Tirelli (2007).

Il 33% degli italiani presta attenzione (molta/abbastanza) all’apporto calorico di ciò che mangia (fonte: Nielsen, 2006)

Cosa succede in Italia?
Barilla ha probabilmente capito che esiste una forte domanda di prodotti salutistici (vedi pagina seguente) che ormai rappresentano un quarto del mercato alimentare (27 miliardi di Euro su 107 nel 2005; fonte Federalimentare).
Panoramica del settore

NOTE
Il comparto “Yogurt salute” nel 2007 (a.t. marzo, fonte IRI) valeva 417 mio. di € con una crescita del 26%.

Non è un caso se Nestlé abbia dichiarato di voler diventare un’azienda “di nutrizione, salute e benessere”.
Nel comparto salutistico Nestlé fattura 6 miliardi di Euro nel mondo.

Un’altra azienda che sta puntando sulla salutistica (e sul bio) a livello mondiale è Danone.

Le risposte


Fonte: Federalimentare “La via italiana alla prevenzione dell’obesità” (2007)

NOTE
Esempi di aziende che a livello mondiale stanno riducendo zuccheri, grassi saturi, sale etc:
Unilever, Coca Cola, Pepsi Cola e Nestlé.

Queste aziende, inoltre, stanno introducendo, con Mars, Kraft Foods e Kellogg’s, informazioni nutrizionali volontarie sui loro prodotti, seguendo uno schema approvato dall’Unione Europea.

Conclusioni
In conclusione: cosa si può fare ?

1. Essere più attenti a quello che si mangia verificando:
- Ingredienti (% di grassi, additivi, etc., vedi pagine 31 e 32)
- Stagionalità
- Provenienza

NOTE
Comprare prodotti di stagione significa risparmiare ed acquistare prodotti di migliore qualità.

Sulla provenienza basti pensare che tra IGP (Indicazione Geografica Protetta) e DOP (Denominazione di Origine Protetta) c’è un’enorme differenza: per l’IGP è sufficiente che una sola fase della produzione sia legata all’ambiente geografico, nel caso del DOP è necessario che l’intero ciclo produttivo (dalla materia prima al prodotto finito) sia localizzato all’interno di una determinata area.

Conclusioni

2. A livello politico si può:
- Promuovere di più il biologico
- Promuovere la vendita di prodotti più sani come fa, ad esempio, il Ministero dell’Agricoltura francese con le “Settimane della freschezza” (20.000 animazioni ed eventi in 130 città in una sola settimana) che consistono nella vendita di prodotti ortofrutticoli freschi nazionali per la lotta contro l’obesità.

NOTE
Con il contributo di agricoltura, industria, distribuzione e il coordinamento del governo.
Ultima manifestazione: giugno 2007.

N.B. sul biologico: per quanto riguarda i controlli, in Italia, si potrebbe fare di più.
11 enti certificatori sono tanti.
In Svizzera, ad esempio, ci sono diversi enti ma BIO SUISSE (Associazione svizzera delle organizzazioni per l’agricoltura biologica) , di fatto, domina il mercato.

Conclusioni


Fonte: Il Sole 24 Ore- giu. 2007

NOTE
Il regolamento Ce 1924/06 si applica a tutte le indicazioni benefiche – nutrizionali e sulla salute- relative agli alimenti.
Diciture quali “leggero/light” o “fonte di calcio”, per esempio, potranno venire esposte sulle etichette o in pubblicità solo a condizione che i prodotti presentino le caratteristiche del regolamento.

Per quanto riguarda I claim salutistici (es.: “può contribuire a rafforzare le difese naturali dell’organismo”) ci sarà inoltre un’apposita procedura di autorizzazione comunitaria.

Conclusioni


Fonte: Il Sole 24 Ore, giugno 2007

NOTE
Inoltre : dal 1° gennaio 2009 nuove etichette previste dal regolamento europeo imporranno la presenza del marchio e l’indicazione dell’origine del prodotto (UE o extra UE), precisando la nazione di provenienza.

Rimane molto da fare in questo campo:

il 6% degli italiani, contro una media europea del 43%, ritiene che le informazioni nutrizionali siano “molto chiare” (fonte: Nielsen, 2006). Gli italiani sono diffidenti e spesso hanno ragione: negli ultimi due anni, ad esempio, l’industria farmaceutica è stata seconda solo al settore delle telecomunicazioni per il numero di violazioni (35) e sanzioni (1,14 mio. di €) comminate dall’Antitrust per messaggi scorretti nei confronti dei consumatori. Questi ultimi hanno riguardato essenzialmente proposte di prodotti dimagranti (fonte: Il Sole 24 ore, 14 agosto 2007).

- in Svizzera le etichette dei prodotti della Coop (CH) hanno iniziato ad indicare la provenienza per ogni singolo ingrediente.
Inoltre vi si trovano anche “Informazioni per allergici” (es.: contiene uova, glutine, etc.)