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La leva della convenienza da sola non basta ad attrarre i consumatori del lunch time
La guerra del pranzo si vince solo con un buon rapporto qualità-prezzo

Il Regno Unito non esce dalla depressione:
nell’ultimo trimestre,
chiuso a settembre, il Pil diminuisce
dello 0,9%. Questo scenario
desolante contrasta fortemente
con la crescita esuberante
dei coffee shop: le prime sei
aziende del settore tra cui svettano
Costa e Starbuck’s hanno incrementato
il numero di locali
del 47% negli ultimi 12 mesi. Londra
è la capitale di questo format,
con un locale ogni 1.105 clienti
(fonte: The Daily Telegraph, 30 ottobre
2009). Il settore che vende
caffè, sandwiches (intesi come
tramezzini ma anche panini) e
snacks in generale, è dominato
dagli indipendenti con 9.400 locali,
mentre le catene ne hanno
a oggi 2.000. Queste ultime hanno
nomi d’ispirazione francese
(Pret à manger, Cafè Rouge o Leon),
inglese (Eat., Coffee Republic)
o italiana (Caffè Nero).

IL PREZZO COME LEVA ATTRATTIVA...

Nel comparto del caffè la guerra
si gioca sul prezzo o su claim etici.
Pret à manger offre il caffè a
99 centesimi dichiarando che è
biologico, equo solidale e approvato
della Rainforest Alliance.
Propone l’espresso a 1,25 £ contro
1,35 £ di Eat. e di Caffè Nero,
mentre Starbuck’s lo vende a 2,45
£ equo solidale. Nelle proposte di
panini e bibite agli impiegati o ai
turisti sono presenti un po’ tutti
i player inclusa la grande distribuzione:
da Marks and Spencer
a Tesco Express, fino al colosso
farmaceutico e distributivo
Boots che pubblicizza sulle vetrine
di molte sue farmacie la sezione
food and drinks. Nuovo fenomeno
è anche la crescita di locali
alternativi come wasabi, sushi
and bento. Si tratta di locali
che, in alternativa ai panini, offrono
prodotti da asporto giapponesi.
L’offerta è ampia: onigiri,
minestre bento, sushi e sashimi,
carne e pesce con salsa teriyaki a
prezzi accessibili.

… SENZA TRALASCIARE LA QUALITA'

L’offerta è mediamente di alta
qualità: si possono trovare sandwiches
di tutti i tipi, anche vegetariani,
che in etichetta dichiarano
il contenuto di calorie e
la percentuale di grassi, di grassi
saturi, di sale e di zuccheri; un
grande aiuto per chi ha problemi
di dieta, che sarebbe auspicabile
anche in Italia. Perfino Harrod’s
punta sul potenziale del
lunch time di fascia alta con ben
23 tra bar e ristoranti all’interno
del suo store. Sul prezzo, proprio
da Harrod’s, si segnala che
da Ca’puccino, locale all’insegna
dell’italianità, un espresso
costa 3,3 £, un bicchiere di Gavi
Villa Sparina 7,5 £ (8,25 euro; in
Italia una bottiglia al supermercato
si trova a 11 euro) e un panino
al prosciutto di Parma, composto
da pane surgelato e da prosciutto
salato, 8,90 £ (poco meno
di 10 euro). Stonatura anche per
Pret à Manger che, volendo tenere
i costi bassi, è rimasta recentemente
coinvolta in uno scandalo.
Presentava il pollo dei suoi
panini come fresco e lavorato sul
punto di vendita mentre si trattava
di un prodotto surgelato e i
sandwiches venivano lavorati in
fabbrica. Inoltre la provenienza
del prodotto - che si è scoperto essere
brasiliano - non era inizialmente
dichiarata. Questo scandalo,
sollevato dal The Sunday Telegraph
il 1° novembre scorso, ha
sfiorato anche Tesco e Asda che
hanno ammesso di usare pollo
brasiliano e tailandese senza dichiararlo
in etichetta. Come tutte
le guerre dei settori di consumo
anche quella del lunch time
si può vincere solo con un buon
rapporto qualità-prezzo e con la
massima trasparenza nei confronti
dei consumatori.

Giuseppe Caprotti