DISPONIBILE
L’INVENTARIO DELL’ARCHIVIO CAPROTTI
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Si è concluso il lungo e capillare riordino di un raro e notevole
esempio di archivio della piccola e media industria lombarda dell’Ottocento,
conservato presso Villa San Valerio ad Albiate, di proprietà
del dottor Giuseppe Caprotti che ha finanziato e seguito con scrupolo
e interesse le fasi del progetto.
Archivio
Caprotti, che copre con continuità più di un secolo
di storia, dal 1830 al 1939, ha il grande pregio di disporre di un
"corpus" notevole di documenti interni all'azienda che possono
testimoniare la nascita e la crescita dell'attività industriale
e il formarsi dei suoi mercati di riferimento: dai rapporti con i
fornitori e i clienti (esistono decine e decine di lettere di questi
ultimi con allegati campioni delle stoffe richieste) alle testimonianze
del difficile passaggio all'azienda meccanizzata, che richiese pure
la presenza di tecnici, capi operai e operai specializzati provenienti
dall'estero (in particolare dalla Svizzera); dall'espansione commerciale
dell'azienda in Italia e all'estero (Argentina soprattutto) all'organizzazione
e alla politica di vendita.
Accanto all'archivio propriamente aziendale si trova un "corpus"
di documentazione, pertinente alla sfera economica e personale relativa
alla famiglia, che permette di completare il quadro generale, principalmente
riguardo alle proprietà terriere (acquisti, gestione, redditività),
ad altri generi di investimenti (credito, debito pubblico, grandi
opere e così via) e ai rapporti famigliari.
Carte e registri si presentavano organizzati semplicemente per un
susseguirsi di fascicoli, senza che ne fosse stata fatta un'organizzazione
gerarchicamente strutturata. Le soluzioni che si proponevano potevano
quindi essere sostanzialmente tre:
1. Lasciare il tutto così com'era, semplicemente producendo
un elenco un po' più ordinato e strutturato;
2. Procedere a una ricostruzione dell'archivio secondo uno schema
gerarchico immediatamente visualizzabile e fruibile,
conducendo
i fascicoli sotto i livelli giudicati pertinenti dopo averne riesaminato
il contenuto, e aggiungendo le informazioni relative ai soggetti produttore
e conservatore;
3. ricomporre fisicamente l'archivio secondo uno schema del tutto
nuovo, a prescindere dal riordino attuale, operazione lunga e sempre
rischiosa soprattutto non disponendo di strumenti di corredo originali
che potessero fornire almeno una traccia primigenia esatta da seguire.
La soluzione che si è ritenuto di dover adottare, per rispetto
alla struttura primigenia, è stata la seconda.
Bibliografia
R. Romano, I Caprotti, l'avventura economica e umana di una dinastia
industriale delle Brianza, Milano, 1980
R.R. [R. Romano], Manifattura Caprotti S.p.A., scheda in
D. Bigazzi (a cura di), Gli archivi d'impresa nell'area milanese;
Censimento descrittivo, Milano, 1990, p. 147.
Denominazione
completa
Famiglia Caprotti, Ponte Albiate (Monza)
Estremi
conologici
1830 - 1939
Profilo
storico biografico
Sugli inizi dell'attività industriale dei Caprotti le fonti
sono abbastanza avare, dando solo pochi accenni indiretti.
Il cognome Caprotti è testimoniato nel caso di abitanti e proprietari
di terre nella zona del Lambro alla fine del Seicento. Anche se un
legame certo non è ancora stato stabilito, è assai probabile
che, tra la fine del secolo successivo e gli inizi dell'Ottocento,
e come spesso succedeva all'epoca, siano state con buona probabilità
i terreni a fornire ai Caprotti il capitale necessario per intraprendere
un'attività di tipo industriale nel campo cotoniero.
Tale attività iniziò forse con Giovanni Caprotti (1737?-1809),
il quale probabilmente disponeva di un laboratorio, anche se molto
artigianale, di tintoria. Il vero ingresso nel campo manifatturiero
dovette avvenire con il figlio Giuseppe (1782?-1851), a partire almeno
dal 1830, ma la svolta decisiva avvenne con uno dei suoi figli, Bernardo
(1804-1864), il quale assunse le redini dell'attività paterna
e intorno al 1840 fondò la ditta "Bernardo Caprotti di
Giuseppe", nome che sopravvisse al fondatore sino alla trasformazione
in società anonima nel 1907. Significativamente, è da
questi anni che cominciano a essere conservati con continuità
i bilanci e gli inventari di fine anno. A quest'epoca, la Caprotti
disponeva di elementari macchinari per la preparazione del filato
di cotone, e di due magazzini, uno a Ponte Albiate, ove si trovava
lo stabilimento principale, e uno a Saronno, attivo almeno fino al
1855.
Quando Bernardo morì nel 1864, lasciando le redini dell'azienda
ai figli Giuseppe (1837-1895) e Carlo (1845-1926), il quadro non era
molto cambiato. Furono loro quindi, nella seconda metà dell'Ottocento,
a portare l'azienda, che ormai funzionava discretamente, a livelli
competitivi grazie alla massiccia introduzione della meccanizzazione
su larga scala, creando un vero stabilimento industriale secondo i
moderni criteri. La modernizzazione portò ad aprire un "deposito"
(forse un magazzino) a Milano già nel 1871, e nel 1872 è
attestata la vendita di filati dei Caprotti a terzi (il che costituì
un ulteriore ampliamento della loro attività commerciale).
Proprio in quell'anno, però, Carlo si staccò dall'azienda,
ritirando la sua parte di capitale; trovato un altro socio, Giuseppe
continuò nella sua politica di investimenti, avviando nel 1873
la costruzione di un vasto locale a uso di tintoria, e continuando
nell'acquisto di telai meccanizzati e macchinari sempre più
moderni ed efficaci.
Nel maggio 1892 Giuseppe, da tempo colpito da paralisi che lo aveva
ridotto in stato d'incoscienza, fu interdetto dal tribunale e nella
gestione della ditta gli subentrarono i figli Bernardo (1868-1928),
Emilio (1871-1963) e, in posizione marginale, Antonio (1869-1899)
e Giovanni (1879-1921).
Anche con loro l'azienda continuò, tra alti e bassi, il suo
buon andamento, tanto che nel marzo 1907, per meglio supportare i
propri ambiziosi progetti, Bernardo ed Emilio decisero la costituzione
della "Società anonima Cotonificio Caprotti, avente per
oggetto la filatura del cotone, la tintoria, la fabbricazione di tessuti
in colore ed il commercio relativo ad industrie affini", il cui
capitale sociale fu formato, oltre che dai cospicui versamenti dei
fratelli Caprotti, dalla partecipazione di soci minoritari tra i quali
il Credito italiano.
Per il primo anno le cose funzionarono bene, la società acquistò
gli stabilimenti Caprotti che nei primi mesi aveva solo detenuto in
affitto e a fine anno dichiarò un utile più che soddisfacente;
ma negli otto anni a seguire, vuoi per difficoltà oggettive,
vuoi per gli screzi che iniziarono a sorgere fra i soci soprattutto
a causa di disonestà di bilancio e inadempienze varie soprattutto
da parte di Emilio Caprotti, la situazione precipitò al punto
che nel 1913 qualche creditore aveva già iniziato la procedura
giudiziaria per ottenere il rimborso del proprio credito, e le azioni
della società avevano subito un tracollo verticale (da 100
iniziali a 5 lire).
Con il 1915, allo scoppio della guerra, il Cotonificio Caprotti, come
società anonima, ormai non esisteva più. Smembrato fra
i tre soci principali visse solo sulla carta fino al 1923, quando
venne ufficialmente liquidato. I Caprotti proseguirono le loro attività
ognuno per conto suo, e con diverse fortune: Emilio e la filatura
che aveva fondato a Giussano fallirono, mentre Bernardo, pur tra mille
difficoltà, con lo stabilimento di Ponte Albiate (da sempre
il "cuore" della ditta" fondò la Manifattura
Caprotti, passata poi al figlio Giuseppe (1899-1952).
Nel 1999 l'azienda fu ceduta ai signori Albini, ed è a tutt'oggi
attiva con il nome di "Manifattura 1830".
ARCHIVIO
MANIFATTURA CAPROTTI (1830 – 1939)
1. Archivio Caprotti
1.1. Archivio aziendale Caprotti (1830-1939);
1.1.1. Bilanci e inventari (1840-1927)
1.1.2. Archivio aziendale della ditta Bernardo Caprotti di Giuseppe
(1830-1908)
1.1.2.1. Registri d’amministrazione (1866 – 1907)
1.1.2.2. Libri mastri (1868 – 1948)
1.1.2.3. Copialettere (1867-1887)
1.1.3. Archivio della Società Anonima Cotonificio Caprotti
(1907 – 1929)
1.2. Manifattura di Val Camonica (1904 – 1913)
1.3. Archivio famigliare Caprotti (1840 – 1939, con antecedenti
del secolo XVIII)
1.3.1. Membri della famiglia (1841 – 1939)
1.3.1.1. Antonio Caprotti, figlio di Giuseppe e di Giuseppina Polti
(1880 -1899)
1.3.1.2. avv. Giovanni 2 Caprotti, figlio di Giuseppe 1 e di Carolina
Galbusera (1841–1884)
1.3.1.3. Bernardo 1 Caprotti, figlio di Giuseppe e di Carolina Galbusera
(1846 – 1878)
1.3.1.4. Bernardo 2 Caprotti, figlio di Giuseppe e di Giuseppina Polti
(1888-1921)
1.3.1.5. Carlo Caprotti, figlio di Bernardo e di Carolina Candiani
(1846 – 1895)
1.3.1.6. Giovanni 3 Caprotti, figlio di Giuseppe e di Giuseppina Polti
(1888 – 1921)
1.3.1.7. Giuseppe 2 Caprotti, figlio di Bernardo 1 e di Carolina Galbusera
(1846 – 1895)
1.3.1.8. Giuseppe 3 Caprotti, figlio di Bernardo 2 e di Bettina Caprotti
(1901 – 1938)
1.3.1.9. Sorelle Caprotti: Leopoldina, Giulia, Luigia, Virginia, Maria,
figlie di Bernardo 1
e di Carolina Candiani (1858 – 1903)
1.3.2. Proprietà e affari privati
1.4. Documentazione diversa
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