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Dai
supermercati ai superstore, ovvero come costruire fatturato aggiuntivo
con il non food, Upgrade del 13 novembre, 3 luglio e dell'11 aprile 2011 e del 18 ottobre 2010, prima versione pubblicata il 22 luglio 2010 La
prima necessità di una catena di supermercati è quella
di attrarre quanto più clienti possibile, poi di mantenerli/aumentarli
e, successivamente, di incrementarne la spesa media. Poggiandosi su tali fondamenta, l’obiettivo primario, una volta costruito il punto di vendita, diventava l’ampliamento della spesa media dei clienti, considerando anche che, all’epoca il nostro competitor numero 1 era l’ipermercato, dotato di grande capacità attrattiva grazie ad un assortimento molto più ampio rispetto ai supermercati tradizionali di Esselunga e alla sua posizione in centri commerciali (1). In questo contesto, alla fine degli anni ’80, passavo due anni negli USA presso la catena Dominick’s, che vantava una quota di mercato del 30% dell’area di Chicago dove fatturava circa 2 miliardi di $.
archivio Giuseppe Caprotti Con più di 15 milioni di abitanti l’area cittadina era ricca e dinamica e la Dominick’s, stimolata dalla concorrenza della American Stores (operante nell’area di Chicago con il marchio Jewel, leader a livello nazionale con 22 miliardi di $ di ricavi) e dalla recente costruzione di un ipermercato Auchan (2), vi aveva sviluppato dei bellissimi superstore, format allora totalmente inesistente nel panorama distributivo europeo. Alla Dominick’s, ero stato portato da Charles Fitzmorris, fornitore di informatica di Esselunga e della stessa Dominick’s appartenente alla famiglia di origini siciliane che faceva a capo a Dominick Di Matteo jr.. Appena sbarcato negli USA lavorai come operaio e cassiere per un anno in vari superstore (il n° 76 e il 304, ad esempio) cogliendo il potenziale del non food e dello one stop shopping, ovverossia della spesa sotto lo stesso tetto. Da
questa esperienza partì il progetto che portò allo sviluppo
dei superstore di Esselunga. Bernardo aveva già escluso, prima che partissi per gli USA, l’entrata di Esselunga nel mondo degli ipermercati mentre accolse di buon grado la mia proposta di “modello americano” del superstore, che vide di persona venendomi a trovare a Chicago. In un’azienda di alimentaristi il non food dei superstore era molto meno invasivo e soprattutto permetteva di mantenere una sola struttura centrale gestionale, mentre gli iper avrebbero probabilmente costretto Esselunga ad avere due strutture distinte di acquisti e di vendita : una per i super e l’altra per gli iper. Nei primi vigeva una forte centralizzazione mentre nei secondi, direttori e capi reparto dei vari ipermercati decidevano cosa comprare e come venderlo. La scelta del superstore non era solo più coerente con la filosofia operativa di Esselunga ma permetteva anche di evitare grossi incrementi di costi. (1)
Esselunga costruì il suo primo centro commerciale a Marlia (LU)
su impulso di Giovanni Maggioni solo nel 1991. Prima
di allora i supermercati del gruppo si presentavano stand alone sulle
varie piazze in cui operavano. Forte dell’esperienza americana, costruii, con l’aiuto dell’ingegner Giancarlo Pelarin (l’ordine del giorno di seguito è suo e sancisce la nascita del progetto non food in Esselunga) e di alcuni buyer, tra cui cito volentieri Alberto Bianchi, il progetto del settore non alimentare in Esselunga
basandolo sulle categorie dei superstore americani
n.b.:
le categorie erano quindi: cura della persona, vitamine (e integratori
alimentari), prodotti di bellezza, calze, cura del bambino, libri, cartoline
e cancelleria, giocattoli, sviluppo foto, casalinghi, farmacia (con
tanto di farmacista), cosmetici, video e stagionali. Va
precisato che questo progetto venne accettato dalla dirigenza di Esselunga
solo perché non c’erano alternative: l’azienda era
decisamente vocata all’alimentare e tutte le attenzioni dei vertici
e della dirigenza erano sempre state concentrate sul food.
Il comparto prese dagli USA anche il proprio nome e venne chiamato GENERAL MERCHANDISE che in italiano potrebbe essere tradotto in merci varie, abbreviato in azienda con la sigla GEM o GM. Di fronte alle resistenze del personale di Esselunga c’erano due armi che potevo cercare di usare al meglio per avere successo con il progetto: i numeri e la formazione. Mi spiego meglio: 1) Con i “numeri” potevo dimostrare che il “mio” non food, oltre a vendere bene, portava redditività e quindi meritava ulteriori spazi. Non dimentichiamoci che i primi superstore stavano aprendo o erano in costruzione ma che la maggioranza dei punti di vendita aveva una superficie inferiore ai 1'500 mq. 2) Una volta ottenuti i “numeri”, dovevo spiegare a capi reparto, direttori, ispettori, etc come si poteva migliorare il risultato già ottenuto. Per questo bisognava coinvolgere ed addestrare personale già operante nei vecchi super o i nuovi assunti nei super più grandi. Andando per gradi e approcciando il punto 1) si può aggiungere che il non food ebbe come risultato la creazione del primo nucleo di quello che sarà poi l’ufficio marketing di Esselunga, ovverossia l’Ufficio Allocazione Spazi (abbreviato in UAS) che attraverso il SISTEMA DPP (3), VEDI ALLEGATO applicato su larga scala in Esselunga a prodotti ma anche categorie e fornitori, ottenne due risultati fondamentali: a) fin dai primi anni ’90, uno strumento di monitoraggio dei costi e della profittabilità di tutti i prodotti (ad esclusione dei freschi a peso variabile) che ancora oggi altre aziende della GD non hanno e quindi un grande vantaggio competitivo operativo e commerciale per l’azienda di Limito (3) la Dominick’s lo utilizzava già da tempo e in Esselunga la prima presentazione era già stata fatta da Unilever nel 1987 ma l’azienda adottò ufficialmente il sistema solo quando il sottoscritto fece il primo planogram, nel 1991. Anche su questo cammino trovai delle resistenze e l’ultimo settore della drogheria fu “messo a planogram” solo nel 2001.
In seguito questo metodo verrà adottato anche per tutti i settori food. Un
metodo che esisteva già era quello delle valutazioni e dei premi
variabili, solo che veniva usato solo nelle vendite, per i direttori
(operai e cassiere, per contratto, non potevano essere premiati). Venne
esteso, modernizzandolo, a tutti.
archivio Giuseppe Caprotti
ma il personale meritevole riceverà agli inizi degli anni 2000 delle lettere d’encomio
archivio Giuseppe Caprotti I risultati economici furono fondamentali per lo sviluppo del non food che conquistò così molti spazi anche nei piccoli punti di vendita della catena. Questo non significa che i prodotti food venissero tralasciati, tutt’altro: ho personalmente favorito l’entrata in Esselunga della pasta Rana, dei sacchetti di caffè Lavazza (all’epoca c’erano solo i barattoli molto più costosi!), del cornetto Algida, del prosciutto cotto Gran Biscotto Rovagnati e di moltissimi articoli della Barilla, con cui feci pace, a metà anni ’90, dopo tanti anni di guerra commerciale.
Ma
con il sistema del “modello DPP” si sapeva quel che succedeva
a livello operativo (4) e si poteva elaborare una strategia commerciale. (4)
prima del sistema DPP in Esselunga non vi era controllo sugli inserimenti
di articoli nuovi che potevano essere spediti ai negozi a piacimento
dei buyer, anche tutti i giorni. Di fatto molte referenze non erano
presenti a scaffale semplicemente perché non ci stavano, soprattutto
nelle superfici più piccole. Ovviamente tra gli articoli assenti
nei punti di vendita spiccavano gli item non food, profumeria inclusa.
cambieranno radicalmente il modo di operare dell’azienda. A questi “paletti” aggiunsi il fatto che 1) si potesse spedire per comodità di ricevimento dei direttori, gli articoli nuovi una volta sola alla settimana. 2) la divisione dei negozi Esselunga in cluster (gruppi), sia per gli assortimenti che per le promozioni (prima tutti i super ricevevano tutti gli articoli ma i più piccoli - es.l’Esselunga di Regina Giovanna - spesso non sapevano dove metterli e non era raro che li rispedissero in sede creando grande confusione!) Non è un caso che gli spazi di alcuni prodotti di marca come Dash, Coca - Cola (5) o Nutella siano sempre stati ridotti all’osso in Esselunga. Spesso i prodotti delle “grandi marche” avevano una profittabilità molto bassa.
Non è neanche casuale lo sviluppo di enoteche, di angoli per l’olio extra vergine di qualità superiore, di banchi di salumi e formaggi preaffettati e già confezionati davanti alla gastronomia o il maggior spazio dato a surgelati , cioccolata e caramelle: si trattava di prodotti con redditività molto elevate.
Ma
torniamo al non food : il reparto GEM nasce ufficialmente nel 1991 anche
se io ci lavoravo alacremente da metà agosto 1988, quando entrai
alla Dominick’s. La
Dominick’s aveva un assortimento non food pari a 24'000
referenze, Esselunga ne aveva probabilmente qualche centinaio (parliamo
di prodotti per cura della persona e bellezza, qualche articolo per
la pulizia della casa e di casalinghi). Se si pensa che Ikea ne gestisce 42'500 (vedi “Ikea, mito o realtà” di J. Stenebo, febbraio 2010) si intravede la dimensione di questo fenomeno che in Esselunga costituì una piccola rivoluzione! Con il non food, oltre ai prodotti, iniziarono ad arrivare una miriade di altre novità: innanzitutto i nuovi settori si incrociavano nel lay out dei superstore con il food (ad esempio la pasta andava vicino o davanti ai casalinghi (6), a macchia di leopardo. La
piantina del primo esperimento di Esselunga, nel superstore di
via di Novoli (7) a Firenze, mi venne suggerita dal mio capo
negli USA, Ray Stone che allora era Direttore Acquisti del settore General
Merchandise della Dominick’s. (5)
per la vicenda Coca-Cola VEDI
ARTICOLO (del 10 febbraio 2010). A Procter,
gestita da Tony Belloni (AD) e da Cesare Righelli (Dir.
Comm.) nei primi anni ’90 dimezzai l’assortimento.
nel comparto audio, video, foto e annessi alcune aziende, tra cui Swatch e Ray Ban, si rifiutarono di servirci e ci approvigionammo sul mercato parallelo Il
sistema delle avancasse – espositori alle casse – venne
completamente rivoluzionato a beneficio di vendite d’impulso nel
food e nel non food.
a) vennero inseriti dei giovani laureati ai quali veniva chiesto di effettuare un periodo di lavoro in negozio con qualche arricchimento presso fornitori del settore in grado di trasferire il know how sui prodotti. Esselunga
all’epoca non aveva un “vivaio” in sede e non aveva
mai, se non i rarissimi casi, assunto personale esterno. Nel 1986 quando
vi entrai, oltre a me, c’era un solo giovane agli acquisti. In negozio il settore venne, anche qui in modo abbastanza innovativo, affidato- nel tempo- a dei capi reparto di sesso femminile, con una sensibilità migliore degli uomini per questi settori. Dopo aver seguito il progetto da capo progetto- buyer- imprenditore, nel 1993 diventavo dirigente e assumevo – pur rimanendo buyer – due anni dopo la creazione ufficiale del reparto, la posizione di Direttore Acquisti GEM : la mia scrivania era in mezzo a quella dei buyer con i quali incontravo i fornitori, partecipavo alle fiere e visitavo i punti di vendita.
Tale percorso porterà il reparto, partendo nel 1990 da 65 mio. circa, con un’incidenza del 5,6%, a raggiungere a fine 2003 una incidenza sulle vendite totali aziendali superiore al 17% pari a circa 707 mio.
Per comprendere la portata di questo dato, basta pensare che quella % valeva più dei reparti carne, gastronomia e pesce messi assieme. Partenza e arrivo sono chiari, ciò che sta in mezzo merita molta attenzione perché si porta dietro una scia di innovazioni, qualche difficoltà, tante battaglie (anche legali) che avrebbero potuto minare le certezze ed inficiare il risultato finale. Per cominciare ero convinto che bisognava “andare alla fonte” ed iniziavo così a guardare al Far East: nel 1991 effettuavo la mia prima importazione diretta di cancelleria dalla Cina, aprendo di fatto Esselunga a un mondo con dei margini più elevati e a prezzi più competitivi per i propri clienti in settori come giocattoli, stagionali, (es.: decorazioni natalizie o articoli per il mare) articoli per la casa e la cucina, calzature, tessile casa e intimo.
dalla collezione Esselunga Natale 2009
A tal proposito ricordo un episodio divertente: nel 1991 ricevendo i primi container spediti dalla Cina mandai in tilt i sistemi di controllo dei margini in Esselunga perché i prodotti importati avevano marginalità a tre cifre (non a due cifre o a una cifra..) e ciò non era consentito dal sistema che si basava sui margini della drogheria!
Nell’ufficio di Pudong (Shangai), nel 1997 Un’altra
innovazione è stata lo sviluppo foto, prima
del digitale uno dei mercati più interessanti e complicati. (8) i negozianti tradizionali quando perdevano un rullino già sviluppato davano in omaggio un rullino vergine mentre a noi, in Esselunga, è capitato di rimandare in vacanza a nostre spese una coppia a cui avevamo rovinato le foto del viaggio di nozze.
Anche
i libri meritano una citazione perché vennero
inseriti praticando uno sconto del 20%. I libri venivano etichettati (codice a barre e scoutistica sul retro) direttamente dalla Mach 2 una società di distribuzione di proprietà dei maggiori editori italiani che, forte della sua posizione di distributore unico nella GD, provò a modificare unilateralmente lo sconto al pubblico, portandolo dal 20 al 10%. La
vicenda arrivò tramite il sottoscritto - con l’appoggio
della Coop nella persona di Vincenzo Santaniello
, allora direttore commerciale di Unicoop Firenze- all’ Antitrust.
Lo sconto alla fine, anche su pressione dei piccoli librai, passò- dopo qualche tempo di lotte - dal 20 al 15% . Va saputo che se oggi nei supermercati e nelle librerie è possibile acquistare - da più distributori (il primo fù European Book Service) - i libri a minor prezzo lo si deve a quell’esperimento e a quella battaglia che impegnò Esselunga per lungo tempo e con tanti sacrifici.
Mentre
si chiudeva una vicenda si apriva, quasi a sorpresa, un’opportunità
totalmente nuova: la telefonia. Nel momento in cui
in Italia arrivavano i primi telefoni mobili, con la tecnologia che
non consentiva l’utilizzo delle ricariche, il signor Leandro Brezzo
buyer di Esselunga, partecipando a una convention di settore basata
sulle esperienze U.S.A., si convinceva che la telefonia mobile poteva
avere un futuro e che tale sviluppo potrebbe cointeressare una catena
di supermercati. Me ne parlava e instaurava il rapporto commerciale
con gli operatori di telefonia permettendo ai clienti di attivare i
numeri telefonici nel supermercato e di ricaricare il traffico telefonico
delle ricaricabili. N.B.: nel 2003 le schede telefoniche erano di gran lunga l’articolo più venduto a valore in Esselunga, più delle banane o delle fettine di vitello, vedi di seguito l’elaborazione del venduto a cura del marketing di Esselunga.
Vi
è stata, tuttavia, un’esperienza di medio periodo replicata
poco dal mercato e oggi quasi scomparsa: il videonoleggio.
Questo è stato un modo davvero originale in Italia per aumentare
il fatturato e non solo; tutti gli altri distributori non lo hanno capito
o meglio non ne hanno compreso gli aspetti strategici nascosti fra le
righe. Il videonoleggio nasce nel reparto audio, video, foto del superstore
di Quaregna nel 1994 e anch’esso la conseguenza dell’esperienza
U.S.A. – dove il mercato era diviso tra Blockbuster e varie catene
di supermercati tra cui anche la Dominick’s. Anche del videonoleggio si può tracciare un bilancio estremamente positivo per: a) fatturato b) margini c) frequenza clienti d) attrattività di giovani e famiglie.
Nella
evoluzione storica del GEM un capitolo a parte è quello delle
profumerie la cui evoluzione finale si è concretizzata nell’insegna
“OLYMPIA BEAUTE’” posta in parecchie gallerie commerciali
Esselunga e nota per l’immagine, il servizio e la convenienza.
Questa “azienda” (tale è ormai) non ci sarebbe se
non si fosse iniziato a occuparsi seriamente di profumeria
già a fine anni ‘80; tutte le esperienze accumulate, le
difficoltà incontrate e i riscontri ottenuti hanno permesso di
sviluppare e rendere perfetto il format.
Per
concludere occorre citare l’esperienza dei giornali,
un’attività apparentemente semplice ma che all’epoca
si è portata dietro una serie di scelte e di implicazioni. Il
primo negozio che riusciva a vendere giornali è Seregno, nel
1987, grazie alla collaborazione con Giovanni Ceschi a quell’epoca
alla RCS. Successivamente il servizio veniva ampliato a poche unità
per problemi di licenze.
Ovviamente il proseguimento naturale di tutte queste innovazioni era già iniziato con il lancio di categorie nuove come le consolle ed i relativi videogiochi a cui davamo sempre più spazio. L’inserimento di prodotti parafarmaceutici a Giussano nel 1999 (si partì da prodotti come Euclorina o come la linea di detergenti Aveeno per arrivare poi ad altri, più specificatamente farmaceutici come il liquido per lenti a contatto) e la partecipazione attiva ad una condanna da parte dell’Antitrust alle società produttrici di latte per neonati nel 2001 (Nestlè, Milupa, etc. vennero condannate a versare 4 mio. di € e a vendere il latte alla GD) volevano essere la naturale prosecuzione del “percorso americano”, iniziato nel 1988: a Roma erano iniziate le prime esplorazioni per capire se avremmo potuto vendere prodotti farmaceutici.
Un capitolo a parte di questo pezzo lo meriterebbero categorie “di servizio” come accessori per la pulizia della casa, calze o casalinghi che oggi sono inseriti naturalmente nel percorso merceologico dei superstore ma forse l’accenno più interessante può andare ai servizi che sicuramente hanno fatto “la differenza”.
Oggi questi servizi sembrano ovvi e banali (9), come sono dati per assodati nelle gallerie dei superstore, i bar, le strutture per accogliere i bambini o il fatto di poter acquisire con i punti, e a volte un piccolo contributo, gli articoli del catalogo Fidaty (10) ma tutte le tappe di questo lungo cammino furono il frutto di un lungo ed intenso lavoro (11). A questi vennero aggiunti frutta e verdura sfusa o anche novità come gli occhiali per presbiti o i fiori alle casse. Per gli extra- comunitari venne siglato un accordo con il Centro Islamico Italiano, con sede in viale Monza a Milano, che ebbe come conseguenza l’inserimento nel 2002 di una linea di prodotti alimentari importati dal Nord Africa. (9) è difficile immaginare oggi Esselunga senza sito istituzionale e senza numero verde, ancor più sapendo che nel 2003 attraverso il call center ricevevamo 1 milione di telefonate/segnalazioni, al 90% legate alla Fidaty. (10)
questi articoli al costo valevano nel 2003 80,9 mio. di €. "Consumatori
conservatori, ma anche aziende conservatrici. In Italia la spesa on
line non decolla. Meno del 10% dei supermercati ha scelto anche la rete
per aumentare le vendite. Da noi e' un fenomeno del tutto marginale.
Che, infatti, non ha tentato nemmeno le multinazionali della grande
distribuzione. L'unica eccezione di un certo rilievo e' l'Esselunga
che ha debuttato in Lombardia nel 2001 per estendersi poi anche in altre
regioni. Per il resto e' quasi un deserto".
Qui sotto trovate l’evoluzione del tasso di fidelizzazione attraverso la Fidaty.
In conclusione i fattori di soddisfazione più importanti di questa avventura riguardano ancora i “numeri” e le persone: 1) per quanto riguarda i “numeri” siamo certi che con la voglia, l’intraprendenza e a volte l’incoscienza dell’età di un vasto gruppo di persone, abbiamo contribuito ad ottenere grandi risultati: non solo le vendite al mq. di Esselunga erano in crescita ed erano le più alte d’Italia ma erano anche tra le più alte d’Europa
archivio Giuseppe Caprotti Nel 2003, vedi chart sotto, il fatturato dei superstore aveva ormai superato quello dei supermarket. Il peso dei superstore nelle vendite della GD in Italia dal 2001 al 2011 è passato dal 20,5% al 27,3%, mentre quello degli iper è salito solo di mezzo punto %, dal 19 al 19,5% (fonte:Nielsen, su Repubblica del 30 0ttobre 2011).
archivio Giuseppe Caprotti 2) Per quanto riguarda le persone, la soddisfazione di aver creato con il GEM (ma anche con altri settori…) una grossa quantità di posti di lavoro e il fatto di aver forse lasciato qualche buon ricordo non ha prezzo. A tal proposito vi invito a visionare la chart sottostante.
archivio Giuseppe Caprotti Nel
2003 vennero interpellati dal CIRM 1’711 dipendenti
che statisticamente ne rappresentavano 11’569 Giuseppe
Caprotti, in collaborazione con Gaetano Puglisi e Luigi
Rubinelli,
piccole aggiunte e modifiche
Giuseppe - al centro della foto – con Violetta Caprotti e alcuni manager di Esselunga - primo a sinistra Marino Fineschi e penultimo a destra Alberto Bianchi - a Chicago nel 1987, prima di approdarvi per due anni. Archivio Giuseppe Caprotti documento 2 (clicca qui o sull'immagine per vedere a pagina intera)
documento 3 Dall’organigramma
dei “piani alti” della Dominick’s (doc. n°2) e
dalla struttura delle vendite (doc. n°3) si percepisce una società
strutturata managerialmente ma con un clima ancora molto famigliare,
sottolineato da una forte presenza di italoamericani legati alla famiglia
Di Matteo e alle origini della Dominick’s.
Alcune
premiazioni negli anni ’90 e ’00. Giuseppe Caprotti con
i direttori e il signor Marino Fineschi (con i baffi), direttore vendite
di Esselunga.
Fonte: ufficio personale Esselunga, archivio Giuseppe Caprotti
Fonte: bilancio 2004, archivio Giuseppe Caprotti Motivazione
e coinvolgimento avevano come obiettivo l’abbassamento del turnover
aziendale con conseguenti riduzioni di costi e maggior entusiasmo nell’attività
di vendita.
Giuseppe
Caprotti con l’UAS (*) nel 1995 (c’è anche il dottor
Merante che si occupava e si occupa tuttora del catalogo Fidaty, ultimo
in piedi a destra). L’Ufficio Assegnazione Spazi si è occupato
della contabilità industriale di Esselunga – per i prodotti
confezionati – dai primi anni ’90 almeno fino al 2003.
Negli USA esisteva già negli anni ’80 una forte cultura manageriale anche nei negozi: questa è la copertina del manuale di management della Cornell University concernente il non food, utilizzato nei corsi per corrispondenza dei responsabili di negozio della GD americana. Il volume è del 1989.
Il manuale insegna come gestire un planogram (= piano dello scaffale)
Il libro insegna ai responsabili di negozio il DPP A proposito del DPP è interessante poter esaminare insieme alcuni documenti che venivano usati dai nostri buyer nei contratti con i fornitori:
Da questo documento si può vedere il calo dei margini di primo livello di Carapelli, recuperato in parte dai contributi promozionali (fuori fattura) per arrivare, al terzo anno, ad una redditività netta leggermente in discesa (-0,70 punti %).
Da
questa elaborazione sui fornitori ritenuti strategici nell'olio d'oliva
si vede come il confronto tra i vari fornitori - a livello di risultato
netto - evidenziasse la migliore redditività
netta di Carapelli rispetto agli altri fornitori di olio (5,83% contro
una media pari al 2,83%). Eravamo anche in grado, calcolando le differenze tra le quote di mercato delle categorie sul mercato e nelle nostre aree di competenza , di stabilire il potenziale - in migliaia di euro- dei vari fornitori (*). (*)
il potenziale de i fornitori piu' grossi, come Ferrero, Coca-Cola,
Procter, Nestlè
o Barilla Tutti
questi dati ci davano un grande potere nelle contrattazioni annuali
perchè
sapevamo "tutto" dei fornitori : costi diretti dei singoli
prodotti a scaffale, peso degli sconti in fattura, contributi promozionali,
redditività finale (anche rispetto ai competitor dei fornitori)
e fatturato potenziale. Le
discriminazioni dei nostri fornitori nei confronti di Esselunga, vennero
confermate successivamente dall'ottenimento delle condizioni contrattuali
di altri due operatori della GD . Tutti i documenti fanno parte dell' archivio Giuseppe Caprotti.
Giuseppe
Caprotti con il dottor Puglisi e alcune collaboratrici all’apertura
del superstore di Corsico nel novembre 1995. Le calze da uomo di Esselunga venivano vendute, con altri prodotti (pasta fresca, pasta secca ad esempio), anche in Belgio a Delhaize con cui avevamo una partnership denominata Sedd (Sainsbury’s, Esselunga, Delhaize, Docks de France).
Giuseppe
Caprotti nel 1998 tra Paul Van Der Vliet, allora dir.
Com. di Delhaize e Renaud Cogels direttore generale
dell’omonima azienda.
Nel non food di Esselunga vennero vendute in promozione, con un certo successo, anche le camicie della Manifattura Caprotti, prima che quest’ultima venisse ceduta alla famiglia Albini nel 1999. I risultati ottenuti in quegli anni possono essere esemplificati dalle chart seguenti: 1) Evoluzione ultimi 15 anni aggregato società commerciali
I dati furono elaborati dall’AFC di Esselunga e presentati nei cda e nelle riunioni operative tenutesi a giugno 2003. 2) Andamento Fuori Fattura e Margine Lordo 1991- 2002
Anche questi dati vennero elaborati dall’AFC e presentati nelle stesse sedi. Per ulteriori approfondimenti vedi anche ARTICOLO SUL BIOLOGICO e su COCA-COLA su questo sito. 3) Andamento Fuori Fattura
Elaborazione
AFC (Amministrazione Finanza e Controllo) Esselunga. Chart presentata
in riunione di direzione operativa del 27 giugno 2003. Ovviamente i dati dell’Amministrazione Finanza e Controllo non coincidono con i dati a bilancio come si vede dalle charts sottostanti
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