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Esselunga contro Coop,

la preparazione del dossier sugli aiuti di Stato e la conseguente azione operativa di Esselunga, agli inizi degli anni 2000.

Durante il 1999 il mio caro amico prof. e avv. Filippo Donati mi accennò al fatto che, secondo lui, le Coop erano attaccabili a Bruxelles con un dossier che poteva dimostrare che:

1) Le Coop erano aziende come le altre
2) Le facilitazioni fiscali di cui gioivano si configuravano come aiuti di Stato che alteravano la concorrenza
3) Questi privilegi portavano pregiudizio al commercio tra Stati membri dell’Unione europea (ciò significava che - nel tempo - avremmo dovuto coinvolgere altri distributori nel procedimento contro le Coop).

Il lavoro iniziò a primavera 2000 e fu gestito, i primi due anni solo da Donati e dal sottoscritto a “fari spenti”, nella più totale discrezione anche all’interno di Esselunga.

Negli anni 2002 e 2003 il dossier e le linee guida che ne derivarono coinvolsero da una parte l’avvocato Aldo Frignani e dall’altra la dirigenza del nucleo della direzione operativa di Esselunga.

Per capire la situazione non possiamo esimerci dal dare qualche spiegazione teorica, tratta all’epoca dallo studio di Donati, che inquadra il ruolo delle Coop sul mercato e nel sociale.


Le charts successive costituivano le linee guida date dal sottoscritto ai dirigenti della direzione operativa durante le riunioni del 18 aprile 2002 e del 29 maggio 2003.


Le ragioni d’essere delle Coop erano basate sulla solidarietà e i vantaggi dati ai soci - consumatori, attraverso i prezzi e i depositi bancari vantaggiosi.



Questa chart dimostrava che nel sociale “non facevano niente di più di noi se non di meno”, visto che il peso in % del devoluto sociale della Coop sul fatturato era allineato a quello di Esselunga. Da notare che per trovare questo dato fu battuto a tappeto il nord Italia: non esisteva un bilancio sociale Coop unico ma tanti bilanci sociali, redatti in autonomia dalle varie cooperative (Unicoop, Estense,etc). Coop Italia, al contrario ad esempio di Coop Schweitz , la sua omologa svizzera, non riusciva ad imporre una politica unitaria alle varie coop. Questo valeva per la gestione dei prodotti, dei loro prezzi ma anche del devoluto sociale.



Il dato si riferisce alla rilevazione del 2001, pubblicata nel 2002




Le posizioni si riferiscono agli anni precedenti (es.parlando di 2001 si intende rilevazione Altroconsumo 2000, pubblicata nel 2001). AMO, OVI, WAS etc. = sigle dei super Esselunga ( dove Amo stava per via Amoretti, Ovi per piazza Ovidio, etc.)
La competitività dei punti di vendita Esselunga, rilevata nel 2002 e resa pubblica nel 2003, rappresentati da via Washington (WAS), via Milanesi a Firenze (MIA) e Parma (PTR = Parma Traversetolo), ci spinse a fare la pubblicità che segue



Questa pubblicità era la risposta all’attacco della Coop dell’anno precedente


Attaccammo la Coop anche con la pagina sottostante, sull’indice di deflazione di Esselunga



La chart successiva riassume molto bene l’essenza del terzo punto



La nostra strategia è riassunta molto bene nella chart che segue




Da queste riflessioni nacque l’idea di un bilancio sociale che verrà varato a fine 2003,


SCARICA IL BILANCIO SOCIALE DI ESSELUNGA 2003 > scarica PDF

Nella chart seguente si trovano i responsabili delle varie azioni della nostra politica



Per quanto riguarda la “politica di banca” studiammo il mercato - vedi chart seguente sui dati riguardanti Auchan e Carrefour – ma questo, alla fine, fu l’unico tassello mancante della nostra politica, poiché Bernardo Caprotti manifestò la sua contrarietà allo studio di un’eventuale sviluppo delle attività finanziarie.



Le nostre azioni e soprattutto la paura di perdere i loro privilegi, fecero sì che le Coop premessero sull’acceleratore dell’incremento delle attività sociali (vedi sotto) perché “La tutela della cooperazione si giustifica … sulla base della sua ‘funzione sociale’ , che è garantita, a sua volta, dal carattere mutualistico dell’impresa cooperativa” ( v. studio Frignani/Donati maggio 2004)

Per mantenere, ad esempio, una tassazione pari al 21%, contro il 43% delle imprese di capitale o delle ritenute sui depositi dei soci del 12,5% contro il 27% delle banche le Coop dovevano dimostrare che la loro attività era prevalentemente mutualistica e cioè principalmente rivolta ai soci o svolta dai medesimi e cioè, ad esempio, che il beneficio di certe promozioni andava prevalentemente ai loro soci. Questo può sembrare scontato ma non lo è se si pensa che, oggi, in Coop Lombardia le vendite che transitano attraverso la carta soci sono appena il 61% contro il 91% fatturato attraverso le Fidaty nel 2003. Altre regioni, dove le Coop “la fanno da padrone”, hanno tassi di fidelizzazioni molto più alti ma spesso i soci fanno comunque la spola per la loro spesa tra Coop ed Esselunga o tra Coop e altri distributori.
Lo spirito delle Coop viene riassunto molto bene nell’articolo che segue. Il titolo “Orgoglio Coop” è sintomatico di come , all’epoca, le cooperative si sentissero forti.

A primavera 2004 il dossier sugli aiuti di Stato venne passato alla Faid (Federdistribuzione) che da allora se ne occupò direttamente, senza il nostro contributo (G. Caprotti, F. Donati e A. Frignani) portandolo in sede UE.
Le chart seguenti , sulle quali abbiamo fatto delle evidenziazioni, confermano e spiegano meglio la nostra visione.

Nel 2007 Neelie Kroes, commissario europeo alla concorrenza, era orientata a mettere sotto accusa il regime fiscale delle cooperative.

L’8 settembre 2011 la Corte UE sentenziava invece che spettava ai giudici nazionali valutare se le esenzioni fiscali concesse alle cooperative fossero aiuti di Stato.

Questa era sicuramente una vittoria per le Coop a cui però faceva da contraltare l’aumento della base imponibile varato, sempre a settembre 2011, con l’ultima legge finanziaria.

In conclusione, oggi le Coop e parliamo solo della GD, sono - secondo noi - delle aziende come le altre. Chi avesse dei dubbi può riguardare le charts iniziali, relative allo studio di Donati: le Coop -nella GD - non facevano certo molto di più delle altre aziende concorrenti in termini di vantaggi per i soci, eccezion fatta per gli interessi sui depositi bancari.

Alcune Coop sono efficienti (ad esempio Unicoop) e riescono quindi a dare operativamente prodotti di buona qualità con prezzi ragionevoli ai loro consumatori. Le imprese “cugine” delle Coop, le cooperative di dettaglianti (Conad) sono ancor meglio gestite delle Coop, proprio perché i soci sono coinvolti nella gestione operativa dei punti di vendita ma è chiaro che lo spirito originario che animava le cooperative a fine ‘800 oggi non esiste più.

Sembra comunque che quello che potremmo definire il “marketing sociale” delle Coop, ora che quello di Esselunga si è affievolito, abbia raggiunto i suoi scopi: molti italiani considerano le Coop delle imprese “da amare” per il loro impegno sociale.


Sicuramente le Coop tenteranno di usare quest’arma per guadagnare l’attenzione e il rispetto del nuovo esecutivo guidato da Mario Monti.



Stralcio del discorso di Giuliano Poletti, presidente di Legacoop, all’udienza con il Presidente Giorgio Napolitano, svoltasi venerdì 18 novembre 2011 al Quirinale e pubblicizzata da Repubblica il 22 novembre

E’ inoltre interessante notare due fili che sembrerebbero legare, nei secoli scorsi, le Coop ai Caprotti:
entrambi versarono dei soldi a Giuseppe Garibaldi. I Caprotti - con Bernardo 1 - nel 1859 e le Coop nel 1876.





documento n° 21 nell’archivio della famiglia Caprotti

Ricevuta di versamento rilasciata dall’Associazione unitaria italiana a Bernardo Caprotti per l’acquisto di fucili proposto dal generale Giuseppe Garibaldi .

Al di là di questo fatto simbolico ricordiamo come nel 1919 la Lega delle Cooperative (*) si sia divisa in due tronconi: uno marxista e l’altro cattolico , con la nascita della Confederazione delle Cooperative italiane (Confcooperative).

In questo contesto Bernardo 2 Caprotti , l’anno dopo questa spaccatura storica, nel 1920 fu tra i fondatori della “bianca” Mutua Cooperativa di Consumo (vedi “Il cotè privè dei Caprotti”, a cura di Eleonora Sàita), tuttora esistente come Coop di Consumo di Albiate e Triuggio, con vari supermercati (uno ad Albiate) ed aderente alla Confederazione delle Cooperative italiane (**).

Bernardo, attraverso la Manifattura tessile”Bernado Caprotti di Giuseppe”, sosteneva fin dal 1905 la “Società di Mutuo soccorso fra Esercenti, Operai e Contadini di Albiate, Triuggio, Sovico e limitrofi".

(*) Federazione Nazionale delle Cooperative nel 1886 e poi Lega dal 1893, a Sampierdarena.
(**) un aggregato da 61 miliardi di € di fatturato, con 535'000 dipendenti, le cui cooperative spaziano dall’agricoltura, al turismo, passando alla produzione per arrivare a servizi e alle coop con finalità sociali.

La Lega sviluppa invece un fatturato di 56 miliardi – di cui 12,2 con la Coop – e da lavoro a 485'000 persone (dati Legacoop 2009)
Esistono, oltre a Legacoop e Confcooperative, altre due centrali cooperative, l’AGCI e l’UNCI.

In allegato vi proponiamo la “Bozza in ordine alla compatibilità con la normativa europea in materia di aiuti di Stato delle agevolazioni concesse alle cooperative operanti nel settore della grande distribuzione commerciale”, bozza del gennaio 2004 Aldo Frignani e Filippo Donati, con memo di Giuseppe Caprotti a Carlo Salza

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Nota: le sottolineature e i commenti sono di Giuseppe Caprotti, i dati di Esselunga vennero successivamente sostituiti con quelli della Faid.

Giuseppe Caprotti, Milano il 23 novembre 2011


PS: è curioso notare come Oscar Farinetti, socio di Coop in Eataly e proprietario di Fontanafredda, riesca a vendere il proprio vino a Esselunga. Sembra destino che le vicende di Coop si incrocino con quelle dei Caprotti.

Una pagina del catalogo del Natale 2011 di Esselunga.