| GLI
AIROLDI CONTI DI LECCO
Gli Airoldi ebbero le proprie radici nel territorio di Lecco, con rami
originari di Robbiate e di Mandello. Contarono, nel XV secolo, diversi
officiali ducali e numerosi notai, attivi nel territorio di Lecco e
di Milano fra il XIV e il XVII secolo, e un frate benedettino olivetano,
Domenico Airoldi da Lecco, il quale fu per ben quattro volte abate generale
del suo ordine a Milano (1484, 1497, 1505 e 1511).
Mercanti e banchieri di spessore, tanto da meritarsi la fiducia personale
dei sovrani asburgici di Spagna e d'Austria, tra la metà del
Seicento e la metà del secolo successivo ben cinque Airoldi occuparono
la carica di Tesoriere generale dello stato e dell'esercito di Milano,
unici membri di una stessa famiglia che riuscirono a occupare così
a lungo, e in via praticamente ereditaria, un'alta carica dello stato.
Nel 1647 Marcellino, figlio di Giovanni Battista e di Drusiana Invitti,
acquistò dalla Camera Regia il feudo di Lecco e di Bellagio,
cui due anni più tardi appoggiò il titolo comitale con
diploma di re Filippo IV di Spagna.
Agli inizi del XVII secolo un cadetto della famiglia, Giovanni Battista
di Cesare, si trasferì in Sicilia e nel 1711 acquisì al
suo cognome il titolo di marchese di Santa Colomba, cui in seguito il
nipote omonimo aggiunse per matrimonio quello di duca Cruyllas. Successi
ai cugini lombardi quali conti di Lecco all'estinzione del ramo nel
1769, gli Airoldi siciliani sono tuttora i detentori del titolo. |
I
CAPROTTI
I Caprotti sono testimoniati quali abitanti e proprietari di terre
nella zona del Lambro alla fine del Seicento, con Antonio del fu Giovanni
Battista (1685). La loro attività nel campo della manifattura
tessile cominciò forse, tra Settecento e Ottocento, con Giovanni
Caprotti, ma fu il nipote Bernardo a fondare, attorno al 1840, la
ditta Bernardo Caprotti di Giuseppe, con cui ebbe veramente inizio
l’espansione dell’azienda.
Nella seconda metà del secolo i figli di Bernardo, Giuseppe
e Carlo, proiettarono la ditta a livelli davvero competitivi grazie
a un massiccio progetto di meccanizzazione e modernizzazione che portò
la Caprotti, ormai definibile come uno stabilimento industriale secondo
i moderni criteri, a espandere i propri commerci, dopo l’Unità
d’Italia, sui mercati dell’intera penisola e anche all’estero,
soprattutto in Argentina.
Nel 1907 Bernardo ed Emilio, figli di Giuseppe, decisero di trasformare
la Bernardo Caprotti di Giuseppe nella Società anonima Cotonificio
Caprotti, avente per oggetto la filatura del cotone, la tintoria,
la fabbricazione di tessuti in colore ed il commercio relativo ad
industrie affini, ma un po’ a causa della congiuntura economica
sfavorevole, un po’ per le difficoltà e gli screzi sorti
fra i soci la nuova realtà industriale si trovò presto
in serie difficoltà, tanto da essere di fatto cessata già
nel 1915 anche se, ufficialmente, fu liquidata nel 1923.
I fratelli Caprotti proseguirono le loro attività ognuno per
conto proprio, e con diverse fortune: Emilio e la filatura che aveva
fondato a Giussano fallirono, mentre Bernardo, pur tra mille difficoltà,
con lo stabilimento di Ponte Albiate (da sempre il “cuore”
della ditta”) fondò la Manifattura Caprotti, passata
poi al figlio Giuseppe.
Nel 1999 l’azienda fu ceduta ai signori Albini, ed è
a tutt’oggi attiva con il nome di Manifattura 1830.

I Caprotti - Roberto Romano - Edizioni Franco Angeli
L'avventura economica e umana di una dinastia industriale della Brianza.
Prima edizione 1980, seconda edizione 2008
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Albero
genealogico Caprotti
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"UN'AMMINISTRAZIONE
INTERNA INDUSTRIALE PERFETTA
Il
“côté privé” dei Caprotti (secoli XIX
– XX)
Di Eleonora Sàita - maggio 2009

1 novembre 2009
Aggiornamento
8 febbraio 2010
Alcuni
brani de "I Caprotti, l'avventura economica e umana di una dinastia
industriale della Brianza.
di
Roberto Romano, Franco Angeli, 1986.
Troverete
sottolineati in
rosso dati e passaggi significativi sulla storia della famiglia ed evidenziate
in giallo le situazioni di frizione tra i vari esponenti nella conduzione
aziendale.
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