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ARCHIVIO AIROLDI
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ARCHIVIO CAPROTTI |
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| LA STORIA | |
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| LA FAMIGLIA | |
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2 senza data [ma primo trentennio del XVIII secolo] Istruzioni datemi dal mio signor padre conte don Marcellino Airoldi trovandosi a letto gravemente ammalato, e che riguardano le cose della Casa Cartaceo, mm. 285x195 Due fascicoli che Cesare, figlio primogenito del secondo conte di Lecco, riempì con rapida e fitta scrittura, mettendo fedelmente su carta quanto il padre gli dettava a proposito della situazione dei beni, delle sostanze, dei privilegi – tra cui l’ufficio della Tesoreria ducale - pertinenti a Casa Airoldi, e di cui il giovane, quale futuro capo della famiglia, doveva essere a conoscenza. Le sottolineature sono sue, e il testo è redatto in terza persona. Marcellino morì nel 1729; questo documento potrebbe essere stato scritto non molto prima della sua morte da Cesare, allora circa ventenne. Già il testo delle prime righe rivela molto della mentalità dell’epoca: impara a viver bene, figlio mio, e fallo subito, perché gli Airoldi – e lo vedi – campano poco; procura di non dispiacere a tua madre, non solo perché Dio ordina di onorare il padre e la madre, ma anche perché altrimenti lei potrebbe arrabbiarsi e chiedere indietro il suo notevole capitale dotale, il che significherebbe guai grossi, toccherebbe addirittura vendere la proprietà di Albiate…: In primo luogo [il padre] raccomanda il timor d’Iddio, e cominciare a viver bene fino nella prima gioventù, giacché ben si vede che il ramo della nostra casa Airoldi è stato sempre di puoca durata, non avendo li nostri maggiori toccata l’età di 60 anni, a riserva del signor marchese don Cesare fratello di mio bisavo. 2°.
Doverete avere una gran stima e convenienza per vostra madre, non solo
per essere commandato da Dio l’onorare il padre e la madre, ma
ancora per l’interesse temporale, giacché avendo ella portate
in dote [lire] 150.000, e fattaseli altre [lire] 110.000 di aumento,
ogni qual volta essa venisse disgustata potrebbe pretendere la reintegrazione
della di lei dote, della quale non si potrebbe certamente dar compimento
senza gravissimo incommodo e rovina della Casa, mentre non vi sarebbe
altro rimedio che vendere in tutto o nella maggior parte l’effetto
di Albiate, con disdoro ancora della Casa, mentre questo è l’effetto
più sostanziale della Casa (…). |
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3 Baccia 3½ tabì giusto, conforme a giusta mostra, cioè del colore; ma si guarderà da inverso. Quanto al onda, se non fuse così giusto non importarebe, caso si trovase fato. Il tabì è una seta simile al taffettà, pesante, e come il taffettà particolarmente pregiata, appunto, per gli effetti di splendore dati dal particolare tipo di lavorazione detta marezzatura. In passato il tabì veniva usato per confezionare abiti, o come fodera delle vesti di lusso; se ne trova notizia dal XV secolo, e deriva il nome da Attabi, il quartiere di Bagdad (oggi in Iraq) dove veniva tessuto. |
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4 1641 (o 1642) Biglietto d’amore indirizzato da Prospero Airoldi a Margherita Gatti Cartaceo, mm. 205x160 Biglietto con cui Prospero Airoldi confessava il suo amore a una signora sua dirimpettaia, dandole appuntamento nei rispettivi giardini. Lui l’avrebbe attesa sulla scaletta che guardava nel giardino di lei, e che si trovava, più o meno, dove ora sono i grandi ippocastani del parco di Villa San Valerio prospicienti la fine del muro che si affaccia sulla via omonima. Il fatto che il biglietto si trovi nell’archivio Airoldi può significare che o Prospero non lo fece mai consegnare, o che la signora Margherita, non intendendo accettare le sue profferte, glielo rimandò. All’illustre signora mia osservandissima, la signora Malgherita Gatta Dolcissima
mia signora et patrona, Da casa, hoggi mercordì 1641 [1642?], di Vostra signoria, mia padrona, servitore et amante fedelissimo Prospero Ayroldo |
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5 1710 febbraio 5, Milano Scritto matrimoniale Cartaceo, mm. 285x195 Scrittura privata che riassume i patti matrimoniali fra Clara Airoldi, vedova del dottore collegiato Francesco Litta, e il marchese Carlo Arbona. In fine del documento uno dei fratelli di Clara, Alfonso, presente a dare il proprio consenso alle nozze insieme all’altro fratello Marcellino, non riuscì a trattenere la contentezza per il matrimonio della sorella e annotò: Questo scritto di matrimonio seguì alli cinque di febraro, giorno di mercoledì, nell’appartamento da basso di me, Alfonso Airoldi, alle hore tre della notte [ossia del pomeriggio] dell’anno 1710 e fu rogato dal signor dottore Olina. Seguì il suddetto matrimonio il giorno di sabbato 8 del mese di febbraio l’anno 1710, e fu fatto lo sposalizio nella chiesa di San Giorgio al Pozzo Bianco dal signor curato Ricetti Buttinone alle hore tre e mezza in circa. Dio feliciti li soprannominati sposi, e gli facci godere una buona pace e quiete, augurandogli, in tanto, che k Sian
communi i piacer, comun le doglie Questa
copia resta appresso di me, Alfonso Airoldi k. |
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6 1728 - 1729 Cassa dell'illustrissima Casa Airolda degli anni 1728 e 1729, in fine della quale restano registrate le spese fatte in occasione del matrimonio dell'illustrissimo signor conte Tesoriere generale don Cesare Airoldi seguito con l'illustrissima signora contessa Regina Arese Registro cartaceo, cc. 60 s-d, mm. 380x230; legatura in pergamena Libro di cassa ove sono segnate le spese annuali dell’amministrazione di casa. Nell’ultima carta, alla data dell’11 ottobre 1729, sono annotate le spese sostenute in occasione dell’ingresso in Albiate di Regina Arese, fresca sposa di Cesare Airoldi: acquisto di cibarie, affitto di sedie, nuovi mobili, dorature rinfrescate, l’acconto per una carrozza, due mantelli per i paggi e così via. Spiccano, tra queste note, 151 lire, 86 soldi e 8 denari quietanzati il 14 ottobre al pittore Angelo Borroni per il ritratto fatto della signora contessina sposa. |
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7 1813 luglio 28, Milano Fattura della ditta Giovanni Ricordi Cartaceo, mm. 260x180 Nel 1808 Giovanni Ricordi fondò a Milano la tuttora notissima casa editrice omonima, specializzata in edizioni musicali. Casa Ricordi si assicurò man mano tutta la più recente produzione teatrale allineando nel proprio archivio, oltre a tutte le produzioni di secondo piano, anche le opere di Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti, Saverio Mercadante, nonché la produzione giovanile di Giuseppe Verdi. In questa fattura, firmata dal fondatore in persona, vengono quietanzate al procuratore della famiglia Airoldi, Giovanni Tasca, 15 lire milanesi in pagamento di spartiti acquistati per il giovane Stefano, figlio del marchese Giuseppe, il quale, come tutti i giovani di famiglie altolocate, comprendeva nel proprio percorso d’istruzione ed educazione anche il saper suonare almeno uno strumento musicale. |
| AMMINISTRAZIONE DI BENI E PROPRIETÀ | |
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8 1642 agosto 12, Lindau (Austria) Lettera “anti-peste” dei consoli e senatori della città Cartaceo, mm. 320x210 Come spesso accadeva, le autorità che governavano località su cui circolavano voci di sospetto contagio fornivano assicurazione scritta della sanità del luogo: per grazia di Dio - scrivevano in latino -, a Lindau salubrem spirare auram, spirava un’aria salubre, e né peste né contagio v’infierivano. Ciò dato, persone e merci che da lì provenivano (in questo caso una cista horologiis et picturis, una cesta di orologi e dipinti per Casa Airoldi), potevano venire tranquillamente accolti nei luoghi di destinazione. In calce alla lettera è impresso il sigillo della città. |
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9 1815 maggio 2, Albiate Spesa in occasione del passaggio all’armata per ufficiali e forieri, all’oggio <sic> e vitto Cartaceo, mm. 200x145 Nota delle spese che il fattore di Albiate dovette sostenere al momento del passaggio delle truppe durante i movimenti delle ultime guerre per i Cento Giorni di Napoleone Bonaparte (il quale sarebbe stato sconfitto a Waterloo poco più d’un mese dopo). Con buona probabilità, anche a giudicare dal genere di vettovaglie procurate, nella dimora signorile degli Airoldi era stato assegnato l’alloggio degli ufficiali, il cui mantenimento, come d’uso all’epoca, era a carico del proprietario, in seguito (forse) rimborsato dalle autorità preposte. Fra carne, olio, candele, formaggio, burro, dolci, vino di Cipro, spezie varie, riso, lardo, sale e pane bianco gli “ospiti” costarono agli Airoldi la non indifferente cifra di 72 lire e 12 soldi. |
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10 senza data [ma secolo XVIII] Sommario de’ beni, case, scorte e capitali Cartaceo, mm. 185x285 Documento di stima delle sostanze Airoldi redatto al momento di una divisione ereditaria tra fratelli. La pagina esposta è l’inizio dell’elenco dei beni in provincia di Albiate, a cominciare dalla casa grande da nobile – l’attuale Villa San Valerio – di cui vengono descritti interni e arredi stanza per stanza. |
| GLI AIROLDI FIGURE PUBBLICHE | |
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11 1647 marzo 27, Madrid Lettera con firma autografa del re di Spagna Filippo IV d’Asburgo Cartaceo, mm. 285x215 Indirizzata al presidente e ai questori del Magistrato ordinario dello Stato di Milano. Nel testo, redatto in spagnolo, si specifica come non si debba esigere da Marcellino Airoldi la somma di 8.000 scudi a lui affidata da Francesco de Melo, Vicerè del Regno di Sicilia. Come usava nei documenti ufficiali, il sovrano firmava semplicemente Yo, el Rey (Io, il Re). |
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12 senza data [ma 1646 circa] Memoriali e ragioni per il signor Thesoriere Cartaceo, mm. 190x140 Trovandosi in Spagna per seguire contemporaneamente gli interessi del proprio casato e quelli del re Filippo IV d'Asburgo, nel 1646 Cesare di Giovanni Battista Airoldi ottenne, in compenso dei suoi servigi e dell'enorme credito accumulato nei confronti della Corona, la futura (ossia il diritto di subentro alla morte del titolare) sulla carica di Tesoriere generale dello Stato e dell'esercito di Milano, di cui entrò ufficialmente in possesso nel 1650 alla morte del predecessore, Carlo Visconti. Poiché però era trattenuto a Madrid al servizio del re, questi con reali cedole del 31 maggio e 21 giugno 1650 concedeva all'Airoldi il salario e gli emolumenti dovuti alla carica, che sarebbero stati incassati dal suo procuratore in Milano, il fratello maggiore Marcellino. Questi appunti riassumono i termini generali di concessione e delle disposizioni reali. |
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13 1672 luglio 19, Vienna Nomina di Cesare Airoldi a procuratore dell’imperatore Leopoldo I d’Asburgo per la riscossione dei proventi dell’abbazia siciliana di Santa Maria di Altofonte Cartaceo, mm. 315x200 Il 27 aprile 1661 l’arciduca Sigismondo Francesco d’Austria, abate commendatario dell’abbazia, diede in affitto per tre anni le rendite abbaziali al conte Marcellino Airoldi. Morto l’arciduca il 25 giugno 1665, si scatenarono una serie di liti a proposito di quei proventi, soprattutto con la Tesoreria del Regno di Sicilia e con l’arcivescovo di Monreale. Il contenzioso coinvolse a un certo punto anche uno dei figli di Marcellino, il capitano Cesare, il quale fu appunto nominato procuratore dell’imperatore Leopoldo in quanto erede dello zio Sigismondo. La procura è autenticata con un bellissimo sigillo aderente della cancelleria imperiale, assai ben conservato. |
| GLI ECCLESIASTICI (LE CARRIERE DEI DUE ARCIVESCOVI AIROLDI) | |
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14 1668 marzo 21, Roma Autentica delle reliquie donate dalla Santa Sede a monsignor Carlo Francesco Airoldi, arcivescovo di Edessa Cartaceo, mm. 315x200 Lettera del prefetto dei Sacrari apostolici con cui viene fatta donazione delle reliquie dei santi Ausimio, Fausto, Onorato, Nazaro, Vittore, Teodulo, Teodoro, Libano e Adauto, estratte dalle catacombe romane di Cipriano, a Carlo Francesco Airoldi, allora nunzio apostolico nelle Fiandre, col diritto di esporle in qualunque chiesa e oratorio desiderasse. Tali reliquie sono tuttora esposte nell’oratorio di San Valerio. Purtroppo il documento è stato molto danneggiato dai topi. |
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15 1673 febbraio 4, Roma Lettera cifrata Cartaceo, mm. 270x200 Indirizzata a Carlo Francesco Airoldi, allora internunzio pontificio nelle Fiandre, dal cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni, vescovo di Porto e Santa Rufina, subdecano del Sacro Collegio, cardinale camerlengo e prefetto della Congregazione Propaganda Fide, ma soprattutto cardinal nepote adottato dall’anziano zio Emilio Altieri, eletto papa nel 1670 col nome di Clemente X. La nota dorsale riassume il contenuto della missiva: Cifra sopra la disapprovazione della Regina contro l'operato di Monterey in concedere libertà di religione alle truppe ausiliari olandesi, ossia l’opinione contraria della reggente di Spagna al fatto che il governatore delle Fiandre (allora spagnole), il conte di Monterey, concedesse libertà di culto ai soldati ausiliari olandesi, di fede protestante. |
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16 senza data [ma secolo XVII] Cifrario Cartaceo, mm. 290x445 Codici utilizzati per scrivere e decrittare la corrispondenza cifrata. |
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17 1712 dicembre 21, Bologna Nomina di Carlo Francesco Airoldi, arcivescovo di Segeste, ad assistente e “consultore” del Tribunale dell’Inquisizione di Bologna Cartaceo, mm. 445x220 Carlo Francesco, nipote omonimo dell’arcivescovo di Edessa, intraprese come lo zio la carriera ecclesiastica. Fu tra l’altro legato pontificio (in pratica il governatore) di Bologna, e qui ricevette dall’Inquisitore generale della città, il frate domenicano Giordano Vignali (il cui sigillo è impresso in fondo al foglio), la nomina a membro del Sant’Uffizio della città. |
| I DOCUMENTI PIÙ ANTICHI | |
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18 1493 luglio 31 – 1498 agosto 1, Ferrara Libro di beni di Ferrara e di Porto Vetrario Codice pergamenaceo di cc. 10, mm. 350x250 Codice di lussuosa fattura, contenente la trascrizione di vari atti di compravendita di beni, pervenuto all’archivio Airoldi per matrimonio. La controcopertina è costituita da pagine riutilizzate da un codice di diritto ecclesiastico con capilettera miniati, commento al testo (la scrittura più piccola), e annotazioni del possessore (la scrittura più corsiva, meno accurata e ancora più piccola). |
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19 secolo XVII Mandello Codice cartaceo del secolo XVII, mm. 275x210; legatura in pergamena miniata con bindello (secolo XIV?) Copia seicentesca degli Ordini per li dazii del Comune di Mandello fatti da Rodolfino de Greci notaio di Como in data 18 gennaio 1380. Fu rilegata con quattro carte tratte da un piccolo codice musicale pergamenaceo, forse trecentesco, con capilettera miniati e notazione neumatica, in ottimo stato di conservazione. I
neumi, antenati delle note, erano segni che richiamavano i gesti della
mano di chi dirigeva il canto, e trovarono origine dagli accenti grammaticali
greci e latini. I neumi fondamentali erano la virga e il punctum –
qui ben visibili -, che unendosi davano poi origine ad altri segni complessi.
La notazione neumatica fu impiegata, oltre che per i canti monodici
liturgici e profani, anche per le prime forme di polifonia. |
| ALBIATE | |
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20 casa da nobile con corte, giardino, stalla eccetera nel luogo di Albiate, unitam[en]te con pertiche 943 site ne’ territorii di Albiate, Carate, Treuggio e Callò, parti avidate [vignate] e parti campi semplici, con tre case di masiaro [massaro], cioè una in Albiate, altra al Casinotto territ[ori]o di Carate, ed altra nel luogo di Treuggio, con di più un molino che di presenti non si trova più in essere, né se ne ha notizia alcuna, e conviene dirsi sii distrutto. |
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21 secolo XVIII/secolo XIX Tavola censuaria del territorio di Albiate pieve di Agliate Cartaceo, mm. 475x370 La planimetria riporta la rilevazione catastale del territorio di Albiate a fini censuari. Ai numeri che contrassegnano ogni singola porzione rilevata corrisponde la descrizione scritta in appositi registri compilati negli uffici catastali (oggi conservati presso l’Archivio di Stato di Milano). Secondo una prassi consolidata già all’epoca dei catasti teresiani, nelle mappe veniva indicata anche la presenza di alberi a coltura pregiata, segnatamente gelsi. Gli edifici del paese di Albiate sono ben visibili, e così la proprietà di Villa San Valerio, l’oratorio (contrassegnato da un quadratino crociato sulla destra), gli edifici che gli stanno proprio davanti (nn. 154 - 156), il giardino (nn. 141 - 137), e il resto della grande tenuta, che giunse forse con pochi cambiamenti in mano alla famiglia Caprotti. Nel 1886 la mappa venne appuntata a matita, probabilmente da qualche amministratore. |
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22 senza data [ma presumibilmente secolo XVIII] Grafico per la descrizione di terreni, con indicazione delle relative misure Cartaceo, mm. 210x150 Si tratta del tentativo di rendere visivamente lo stato di alcune proprietà, tracciate a penna su di una griglia predisegnata a matita. Di ogni appezzamento vengono riportate anche le misure in pertiche e l’eventuale presenza di edifici o coltivazioni particolari. Si noti come il sistema di rilevazione e resa grafica sia alquanto simile a quello della rilevazione catastale ufficiale. |
| SPIGOLATURE d'ARCHIVIO | |
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23 1668 ottobre 4, Milano Pagamento al pittore Francesco Quadrio per l’ancona sopra l’altare dell’oratorio di Albiate
Cartaceo, mm. 215x160 |
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24 L’ancona, qui raffigurata in una vecchia fotografia tratta da «San Fermo», bollettino parrocchiale per l’anno 1932, è un pregevole dipinto che ancor oggi si trova inserito nell’altare originale dell’oratorio di San Valerio. |
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25 1674 aprile 7, 8 (Milano?) Prestito di Cesare Airoldi, Tesoriere generale dello Stato di Milano, a Cesare Airoldi, Tesoriere generale dello Stato di Milano, a nome della Tesoreria generale dello Stato di Milano da lui diretta
Cartaceo, mm. 201x331 |
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