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ARCHIVIO AIROLDI > ARCHIVIO CAPROTTI

L'archivio ha ottenuto la dichiarazione d'interesse storico particolarmente importante con provvedimento della Soprintendenza archivistica per la Lombardia, prot. 803/X.2 del 14 febbraio 2005.

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  LA STORIA

1
senza data
Albero genealogico delle famiglie Diano, Visconti e Airoldi

Cartaceo, mm. 270x190

Foglio allegato a una pratica legale, ove sono rappresentati gli alberi genealogici di tre famiglie imparentate fra loro. Il terzo ramo è quello che testimonia la discendenza del casato Airoldi a cominciare da Giovanni Battista, il primo importante artefice delle fortune del ramo principale del casato.

  LA FAMIGLIA
 
2
senza data [ma primo trentennio del XVIII secolo]
Istruzioni datemi dal mio signor padre conte don Marcellino Airoldi trovandosi a letto gravemente ammalato, e che riguardano le cose della Casa

Cartaceo, mm. 285x195

Due fascicoli che Cesare, figlio primogenito del secondo conte di Lecco, riempì con rapida e fitta scrittura, mettendo fedelmente su carta quanto il padre gli dettava a proposito della situazione dei beni, delle sostanze, dei privilegi – tra cui l’ufficio della Tesoreria ducale - pertinenti a Casa Airoldi, e di cui il giovane, quale futuro capo della famiglia, doveva essere a conoscenza. Le sottolineature sono sue, e il testo è redatto in terza persona.
Marcellino morì nel 1729; questo documento potrebbe essere stato scritto non molto prima della sua morte da Cesare, allora circa ventenne.
Già il testo delle prime righe rivela molto della mentalità dell’epoca: impara a viver bene, figlio mio, e fallo subito, perché gli Airoldi – e lo vedi – campano poco; procura di non dispiacere a tua madre, non solo perché Dio ordina di onorare il padre e la madre, ma anche perché altrimenti lei potrebbe arrabbiarsi e chiedere indietro il suo notevole capitale dotale, il che significherebbe guai grossi, toccherebbe addirittura vendere la proprietà di Albiate…:

In primo luogo [il padre] raccomanda il timor d’Iddio, e cominciare a viver bene fino nella prima gioventù, giacché ben si vede che il ramo della nostra casa Airoldi è stato sempre di puoca durata, non avendo li nostri maggiori toccata l’età di 60 anni, a riserva del signor marchese don Cesare fratello di mio bisavo.

2°. Doverete avere una gran stima e convenienza per vostra madre, non solo per essere commandato da Dio l’onorare il padre e la madre, ma ancora per l’interesse temporale, giacché avendo ella portate in dote [lire] 150.000, e fattaseli altre [lire] 110.000 di aumento, ogni qual volta essa venisse disgustata potrebbe pretendere la reintegrazione della di lei dote, della quale non si potrebbe certamente dar compimento senza gravissimo incommodo e rovina della Casa, mentre non vi sarebbe altro rimedio che vendere in tutto o nella maggior parte l’effetto di Albiate, con disdoro ancora della Casa, mentre questo è l’effetto più sostanziale della Casa (…).

3
senza data [ma secolo XVII]
Lettera con campione di stoffa (tabì)

Cartaceo, mm. 255x195

L’anonimo estensore della lettera – un Airoldi o, più probabilmente, un suo amministratore il quale ne eseguiva la volontà – ordina tre braccia e mezzo di tabì conforme alla mostra – cioè all’esempio – che allegava, volendolo di quel colore, ma visto dal lato opposto, quello della trama e non dell’ordito. Quanto alla marezzatura – l’onda – avrebbe anche potuto essere differente da quella del campione se la stoffa si fosse trovata già tessuta (quindi a minor prezzo):

Baccia 3½ tabì giusto, conforme a giusta mostra, cioè del colore; ma si guarderà da inverso. Quanto al onda, se non fuse così giusto non importarebe, caso si trovase fato.

Il tabì è una seta simile al taffettà, pesante, e come il taffettà particolarmente pregiata, appunto, per gli effetti di splendore dati dal particolare tipo di lavorazione detta marezzatura. In passato il tabì veniva usato per confezionare abiti, o come fodera delle vesti di lusso; se ne trova notizia dal XV secolo, e deriva il nome da Attabi, il quartiere di Bagdad (oggi in Iraq) dove veniva tessuto.

4
1641 (o 1642)
Biglietto d’amore indirizzato da Prospero Airoldi a Margherita Gatti
Cartaceo, mm. 205x160

Biglietto con cui Prospero Airoldi confessava il suo amore a una signora sua dirimpettaia, dandole appuntamento nei rispettivi giardini. Lui l’avrebbe attesa sulla scaletta che guardava nel giardino di lei, e che si trovava, più o meno, dove ora sono i grandi ippocastani del parco di Villa San Valerio prospicienti la fine del muro che si affaccia sulla via omonima.
Il fatto che il biglietto si trovi nell’archivio Airoldi può significare che o Prospero non lo fece mai consegnare, o che la signora Margherita, non intendendo accettare le sue profferte, glielo rimandò.

All’illustre signora mia osservandissima, la signora Malgherita Gatta

Dolcissima mia signora et patrona,
Quantunque per la grandezza della sua mente io non dovria haver ardire di amarla né di servirla, et meno di scriverli, pure, animato dalla sua gentilezza et non potendo più soffrire l’amor grande che doppo ch’io la vidi li porto et porterò sempre, sono sforzato a scoprirle il mio [amore] fora per non morir tacendo, massime essendo il mio amore giustissimo.
Supplico dunque Vostra Signoria ad accettarmi per suo vero servitore nella sua gratia, facendomi tanto favore di due parole di risposta a bocca; quale risposta, così degnandosi per sua generosità, potrà darmi dallo suo giardinio così alle deciotto hore, che io la starò attendendo sopra la glisietta o scala che guarda nello suo giardino.
Et qui, baciandole le delicate mani, finisco.

Da casa, hoggi mercordì 1641 [1642?], di Vostra signoria, mia padrona, servitore et amante fedelissimo

Prospero Ayroldo

5
1710 febbraio 5, Milano
Scritto matrimoniale

Cartaceo, mm. 285x195

Scrittura privata che riassume i patti matrimoniali fra Clara Airoldi, vedova del dottore collegiato Francesco Litta, e il marchese Carlo Arbona.
In fine del documento uno dei fratelli di Clara, Alfonso, presente a dare il proprio consenso alle nozze insieme all’altro fratello Marcellino, non riuscì a trattenere la contentezza per il matrimonio della sorella e annotò:

Questo scritto di matrimonio seguì alli cinque di febraro, giorno di mercoledì, nell’appartamento da basso di me, Alfonso Airoldi, alle hore tre della notte [ossia del pomeriggio] dell’anno 1710 e fu rogato dal signor dottore Olina.

Seguì il suddetto matrimonio il giorno di sabbato 8 del mese di febbraio l’anno 1710, e fu fatto lo sposalizio nella chiesa di San Giorgio al Pozzo Bianco dal signor curato Ricetti Buttinone alle hore tre e mezza in circa. Dio feliciti li soprannominati sposi, e gli facci godere una buona pace e quiete, augurandogli, in tanto, che k

Sian communi i piacer, comun le doglie
Un voler solo in duplicate voglie

Questa copia resta appresso di me, Alfonso Airoldi k.

6
1728 - 1729
Cassa dell'illustrissima Casa Airolda degli anni 1728 e 1729, in fine della quale restano registrate le spese fatte in occasione del matrimonio dell'illustrissimo signor conte Tesoriere generale don Cesare Airoldi seguito con l'illustrissima signora contessa Regina Arese
Registro cartaceo, cc. 60 s-d, mm. 380x230; legatura in pergamena

Libro di cassa ove sono segnate le spese annuali dell’amministrazione di casa. Nell’ultima carta, alla data dell’11 ottobre 1729, sono annotate le spese sostenute in occasione dell’ingresso in Albiate di Regina Arese, fresca sposa di Cesare Airoldi: acquisto di cibarie, affitto di sedie, nuovi mobili, dorature rinfrescate, l’acconto per una carrozza, due mantelli per i paggi e così via.
Spiccano, tra queste note, 151 lire, 86 soldi e 8 denari quietanzati il 14 ottobre al pittore Angelo Borroni per il ritratto fatto della signora contessina sposa.
7
1813 luglio 28, Milano
Fattura della ditta Giovanni Ricordi

Cartaceo, mm. 260x180

Nel 1808 Giovanni Ricordi fondò a Milano la tuttora notissima casa editrice omonima, specializzata in edizioni musicali. Casa Ricordi si assicurò man mano tutta la più recente produzione teatrale allineando nel proprio archivio, oltre a tutte le produzioni di secondo piano, anche le opere di Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti, Saverio Mercadante, nonché la produzione giovanile di Giuseppe Verdi.
In questa fattura, firmata dal fondatore in persona, vengono quietanzate al procuratore della famiglia Airoldi, Giovanni Tasca, 15 lire milanesi in pagamento di spartiti acquistati per il giovane Stefano, figlio del marchese Giuseppe, il quale, come tutti i giovani di famiglie altolocate, comprendeva nel proprio percorso d’istruzione ed educazione anche il saper suonare almeno uno strumento musicale.
  AMMINISTRAZIONE DI BENI E PROPRIETÀ
   
8
1642 agosto 12, Lindau (Austria)
Lettera “anti-peste” dei consoli e senatori della città

Cartaceo, mm. 320x210

Come spesso accadeva, le autorità che governavano località su cui circolavano voci di sospetto contagio fornivano assicurazione scritta della sanità del luogo: per grazia di Dio - scrivevano in latino -, a Lindau salubrem spirare auram, spirava un’aria salubre, e né peste né contagio v’infierivano. Ciò dato, persone e merci che da lì provenivano (in questo caso una cista horologiis et picturis, una cesta di orologi e dipinti per Casa Airoldi), potevano venire tranquillamente accolti nei luoghi di destinazione. In calce alla lettera è impresso il sigillo della città.
9
1815 maggio 2, Albiate
Spesa in occasione del passaggio all’armata per ufficiali e forieri, all’oggio <sic> e vitto

Cartaceo, mm. 200x145

Nota delle spese che il fattore di Albiate dovette sostenere al momento del passaggio delle truppe durante i movimenti delle ultime guerre per i Cento Giorni di Napoleone Bonaparte (il quale sarebbe stato sconfitto a Waterloo poco più d’un mese dopo). Con buona probabilità, anche a giudicare dal genere di vettovaglie procurate, nella dimora signorile degli Airoldi era stato assegnato l’alloggio degli ufficiali, il cui mantenimento, come d’uso all’epoca, era a carico del proprietario, in seguito (forse) rimborsato dalle autorità preposte. Fra carne, olio, candele, formaggio, burro, dolci, vino di Cipro, spezie varie, riso, lardo, sale e pane bianco gli “ospiti” costarono agli Airoldi la non indifferente cifra di 72 lire e 12 soldi.
10
senza data [ma secolo XVIII]
Sommario de’ beni, case, scorte e capitali

Cartaceo, mm. 185x285

Documento di stima delle sostanze Airoldi redatto al momento di una divisione ereditaria tra fratelli. La pagina esposta è l’inizio dell’elenco dei beni in provincia di Albiate, a cominciare dalla casa grande da nobile – l’attuale Villa San Valerio – di cui vengono descritti interni e arredi stanza per stanza.
  GLI AIROLDI FIGURE PUBBLICHE
 
11
1647 marzo 27, Madrid
Lettera con firma autografa del re di Spagna Filippo IV d’Asburgo

Cartaceo, mm. 285x215

Indirizzata al presidente e ai questori del Magistrato ordinario dello Stato di Milano. Nel testo, redatto in spagnolo, si specifica come non si debba esigere da Marcellino Airoldi la somma di 8.000 scudi a lui affidata da Francesco de Melo, Vicerè del Regno di Sicilia.
Come usava nei documenti ufficiali, il sovrano firmava semplicemente Yo, el Rey (Io, il Re).
12
senza data [ma 1646 circa]
Memoriali e ragioni per il signor Thesoriere

Cartaceo, mm. 190x140

Trovandosi in Spagna per seguire contemporaneamente gli interessi del proprio casato e quelli del re Filippo IV d'Asburgo, nel 1646 Cesare di Giovanni Battista Airoldi ottenne, in compenso dei suoi servigi e dell'enorme credito accumulato nei confronti della Corona, la futura (ossia il diritto di subentro alla morte del titolare) sulla carica di Tesoriere generale dello Stato e dell'esercito di Milano, di cui entrò ufficialmente in possesso nel 1650 alla morte del predecessore, Carlo Visconti. Poiché però era trattenuto a Madrid al servizio del re, questi con reali cedole del 31 maggio e 21 giugno 1650 concedeva all'Airoldi il salario e gli emolumenti dovuti alla carica, che sarebbero stati incassati dal suo procuratore in Milano, il fratello maggiore Marcellino.
Questi appunti riassumono i termini generali di concessione e delle disposizioni reali.
13
1672 luglio 19, Vienna
Nomina di Cesare Airoldi a procuratore dell’imperatore Leopoldo I d’Asburgo per la riscossione dei proventi dell’abbazia siciliana di Santa Maria di Altofonte

Cartaceo, mm. 315x200

Il 27 aprile 1661 l’arciduca Sigismondo Francesco d’Austria, abate commendatario dell’abbazia, diede in affitto per tre anni le rendite abbaziali al conte Marcellino Airoldi. Morto l’arciduca il 25 giugno 1665, si scatenarono una serie di liti a proposito di quei proventi, soprattutto con la Tesoreria del Regno di Sicilia e con l’arcivescovo di Monreale. Il contenzioso coinvolse a un certo punto anche uno dei figli di Marcellino, il capitano Cesare, il quale fu appunto nominato procuratore dell’imperatore Leopoldo in quanto erede dello zio Sigismondo. La procura è autenticata con un bellissimo sigillo aderente della cancelleria imperiale, assai ben conservato.
  GLI ECCLESIASTICI (LE CARRIERE DEI DUE ARCIVESCOVI AIROLDI)
 
 14
1668 marzo 21, Roma
Autentica delle reliquie donate dalla Santa Sede a monsignor Carlo Francesco Airoldi, arcivescovo di Edessa

Cartaceo, mm. 315x200

Lettera del prefetto dei Sacrari apostolici con cui viene fatta donazione delle reliquie dei santi Ausimio, Fausto, Onorato, Nazaro, Vittore, Teodulo, Teodoro, Libano e Adauto, estratte dalle catacombe romane di Cipriano, a Carlo Francesco Airoldi, allora nunzio apostolico nelle Fiandre, col diritto di esporle in qualunque chiesa e oratorio desiderasse. Tali reliquie sono tuttora esposte nell’oratorio di San Valerio. Purtroppo il documento è stato molto danneggiato dai topi.
15
1673 febbraio 4, Roma
Lettera cifrata

Cartaceo, mm. 270x200

Indirizzata a Carlo Francesco Airoldi, allora internunzio pontificio nelle Fiandre, dal cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni, vescovo di Porto e Santa Rufina, subdecano del Sacro Collegio, cardinale camerlengo e prefetto della Congregazione Propaganda Fide, ma soprattutto cardinal nepote adottato dall’anziano zio Emilio Altieri, eletto papa nel 1670 col nome di Clemente X.
La nota dorsale riassume il contenuto della missiva: Cifra sopra la disapprovazione della Regina contro l'operato di Monterey in concedere libertà di religione alle truppe ausiliari olandesi, ossia l’opinione contraria della reggente di Spagna al fatto che il governatore delle Fiandre (allora spagnole), il conte di Monterey, concedesse libertà di culto ai soldati ausiliari olandesi, di fede protestante.
16
senza data [ma secolo XVII]
Cifrario

Cartaceo, mm. 290x445

Codici utilizzati per scrivere e decrittare la corrispondenza cifrata.
17
1712 dicembre 21, Bologna
Nomina di Carlo Francesco Airoldi, arcivescovo di Segeste, ad assistente e “consultore” del Tribunale dell’Inquisizione di Bologna
Cartaceo, mm. 445x220

Carlo Francesco, nipote omonimo dell’arcivescovo di Edessa, intraprese come lo zio la carriera ecclesiastica. Fu tra l’altro legato pontificio (in pratica il governatore) di Bologna, e qui ricevette dall’Inquisitore generale della città, il frate domenicano Giordano Vignali (il cui sigillo è impresso in fondo al foglio), la nomina a membro del Sant’Uffizio della città.
  I DOCUMENTI PIÙ ANTICHI
   
18
1493 luglio 31 – 1498 agosto 1, Ferrara
Libro di beni di Ferrara e di Porto Vetrario

Codice pergamenaceo di cc. 10, mm. 350x250

Codice di lussuosa fattura, contenente la trascrizione di vari atti di compravendita di beni, pervenuto all’archivio Airoldi per matrimonio. La controcopertina è costituita da pagine riutilizzate da un codice di diritto ecclesiastico con capilettera miniati, commento al testo (la scrittura più piccola), e annotazioni del possessore (la scrittura più corsiva, meno accurata e ancora più piccola).
19
secolo XVII
Mandello

Codice cartaceo del secolo XVII, mm. 275x210; legatura in pergamena miniata con bindello (secolo XIV?)

Copia seicentesca degli Ordini per li dazii del Comune di Mandello fatti da Rodolfino de Greci notaio di Como in data 18 gennaio 1380. Fu rilegata con quattro carte tratte da un piccolo codice musicale pergamenaceo, forse trecentesco, con capilettera miniati e notazione neumatica, in ottimo stato di conservazione.

I neumi, antenati delle note, erano segni che richiamavano i gesti della mano di chi dirigeva il canto, e trovarono origine dagli accenti grammaticali greci e latini. I neumi fondamentali erano la virga e il punctum – qui ben visibili -, che unendosi davano poi origine ad altri segni complessi. La notazione neumatica fu impiegata, oltre che per i canti monodici liturgici e profani, anche per le prime forme di polifonia.
Dapprima i segni furono scritti direttamente sul testo da cantare; col tempo comparve una linea guida che aveva il compito di chiarire meglio l’altezza dei suoni, linea che poi raddoppiò e rimase tale sino a circa l’anno 1000. Fu infatti a quell’epoca che grazie a Guido d'Arezzo (995-1050), monaco benedettino nel monastero di Pomposa (Ferrara), ebbe inizio la notazione moderna. Egli infatti elaborò il tetragramma (un rigo musicale di quattro linee), e denominò le note con le prime sillabe della prima strofa dell'Inno a San Giovanni. La prima nota "UT" fu successivamente chiamata "DO". Le sillabe e le note, così staccate dal contesto, venivano a creare una scala di sei suoni detta esacordo (anch’essa ben visibile sulla copertina del codice esposto).

  ALBIATE
   

20
senza data [ma inizi secolo XVIII]
Nota di acquisto della proprietà di Albiate

Cartaceo, mm. 285x195

L’appunto cita gli estremi di acquisto dell’attuale Villa San Valerio da parte di Marcellino di Giovanni Battista Airoldi. Questi, il 17 marzo 1640, con atto rogato dal notaio milanese Giovanni Battista Aliprandi, acquistò dal notaio Marco Cremosano, quale erede del defunto fratello Bernardo, una

casa da nobile con corte, giardino, stalla eccetera nel luogo di Albiate, unitam[en]te con pertiche 943 site ne’ territorii di Albiate, Carate, Treuggio e Callò, parti avidate [vignate] e parti campi semplici, con tre case di masiaro [massaro], cioè una in Albiate, altra al Casinotto territ[ori]o di Carate, ed altra nel luogo di Treuggio, con di più un molino che di presenti non si trova più in essere, né se ne ha notizia alcuna, e conviene dirsi sii distrutto.

21
secolo XVIII/secolo XIX
Tavola censuaria del territorio di Albiate pieve di Agliate

Cartaceo, mm. 475x370

La planimetria riporta la rilevazione catastale del territorio di Albiate a fini censuari. Ai numeri che contrassegnano ogni singola porzione rilevata corrisponde la descrizione scritta in appositi registri compilati negli uffici catastali (oggi conservati presso l’Archivio di Stato di Milano). Secondo una prassi consolidata già all’epoca dei catasti teresiani, nelle mappe veniva indicata anche la presenza di alberi a coltura pregiata, segnatamente gelsi.
Gli edifici del paese di Albiate sono ben visibili, e così la proprietà di Villa San Valerio, l’oratorio (contrassegnato da un quadratino crociato sulla destra), gli edifici che gli stanno proprio davanti (nn. 154 - 156), il giardino (nn. 141 - 137), e il resto della grande tenuta, che giunse forse con pochi cambiamenti in mano alla famiglia Caprotti. Nel 1886 la mappa venne appuntata a matita, probabilmente da qualche amministratore.
22
senza data [ma presumibilmente secolo XVIII]
Grafico per la descrizione di terreni, con indicazione delle relative misure

Cartaceo, mm. 210x150

Si tratta del tentativo di rendere visivamente lo stato di alcune proprietà, tracciate a penna su di una griglia predisegnata a matita. Di ogni appezzamento vengono riportate anche le misure in pertiche e l’eventuale presenza di edifici o coltivazioni particolari. Si noti come il sistema di rilevazione e resa grafica sia alquanto simile a quello della rilevazione catastale ufficiale.
  SPIGOLATURE d'ARCHIVIO
   
23
1668 ottobre 4, Milano
Pagamento al pittore Francesco Quadrio per l’ancona sopra l’altare dell’oratorio di Albiate

Cartaceo, mm. 215x160

Quietanza autografa di Francesco Quadrio per gli ultimi pagamenti ricevuti a saldo dell’ancona posta sopra l’ altare dell’oratorio di San Valerio ad Albiate, da lui dipinta:Sono lire quattrocento imperiali, che li ricevo dall’illustrissimo signor Tesoriere generale don Cesare Airoldo, quali sono per il quarto e compito pagamento dell’ancona ho fatto ad Albiate nell’oratorio del detto signore, et in fede etc. Milano, 4 ottobre 1668.
Anzi, sendo fuori altro confesso de lire cento avute delle sodette lire 400, serve tutto qui col pa-gamento.
Io, Francesco Quadrio, afermo come sopra.

24

L’ancona, qui raffigurata in una vecchia fotografia tratta da «San Fermo», bollettino parrocchiale per l’anno 1932, è un pregevole dipinto che ancor oggi si trova inserito nell’altare originale dell’oratorio di San Valerio.
25
1674 aprile 7, 8 (Milano?)
Prestito di Cesare Airoldi, Tesoriere generale dello Stato di Milano, a Cesare Airoldi, Tesoriere generale dello Stato di Milano, a nome della Tesoreria generale dello Stato di Milano da lui diretta

Cartaceo, mm. 201x331

Questa curiosa quietanza testimonia come Cesare Airoldi, Tesoriere dello Stato di Milano, abbia concesso a Cesare Airoldi, Tesoriere dello Stato di Milano, a titolo di prestito alla Tesoreria generale dello Stato di Milano, su istanza del Governatore dello Stato, la non lieve somma di 55.000 lire imperiali, ricevendone in cambio diritti pertinenti alla Regia Camera (ad esempio i diritti di riscossione dei dazi), e senza pretesa da parte di quest’ultima di qualunque interesse.
Firmata dal Tesoriere generale dello Stato di Milano, Cesare Airoldi, e controfirmato dal contrascrittore e dal sostituto